Buongiorno di sole gelato a tutti!
Questo mese di Dicembre è davvero pazzerello: niente neve e sole giallo e smagliante! E' strano pensare al clima natalizio quando il tempo non si comporta come ci aspetteremmo!
Allora, come anticipato tempo fa, i pomeriggi di lettura fiabe stanno arrivando!
Domani pomeriggio, tutti i bambini sono invitati alla lettura della prima fiaba della Casa di Vetro (che ovviamente verrà pubblicata qui in anteprima!) volete sapere dove? Beh, diciamo che se non saremo nella Casa di Vetro, saremo nella Sala di Vetro!
h 15.30 L'asinello di Santa Lucia incontrerà tutti i bambini per un giretto sulla sua groppa e una manciata di fieno come premio!
h 16.00 Merenda tutti insieme, ringraziando Sapore di Pane
h 16.15 Pomeriggio di Fiaba: lettura animata di fiabe sul tema del Natale e delle Feste Natalizie
Tanti sorprese vi aspettano, ci troverete presso la Sala Olos in via de Medici a San Pellegrino Terme -Bergamo-
Benvenuti! La Baita di Vetro è il rifugio dopo una lunga camminata, è la tazza fumante di te, la fetta di torta e il piumone piegato sul letto, dopo aver trascorso la serata con il naso all'insù fra le stelle.
7.12.11
23.11.11
La Clinica per Pelosi del dottor Beaver
Un sole giallo e caldo illuminava la facciata arancione della bella villa. L'erba del prato era stata tagliata da poco e un buon profumo riempiva l'aria fredda d'autunno. Sarebbe stata una bellissima giornata per giocare al parco, rincorrendo qualche uccellino in cerca di provviste o solo per una passeggiata, c'era un ma...
"Una vocina squillante ci accolse, appena varcata la soglia. Era una dottoressa e portava un camice verde bosco, con una cuffietta, da cui spuntavano due piccole orecchie tonde. Ci disse che avremmo dovuto aspettare qualche minuto e si girò sui tacchi, mostrando una folta e curatissima codona bicolore. (Per fortuna non era spaventata, ghghgh! aggiunse Muffin sotto i baffi) Ma non era il momento di scherzare. La sala d'attesa era tappezzata di poster sulla corretta alimentazione, sull'importanza di una vita attiva, sul rispetto del bosco e delle sue creature... tutte cose che mi avrebbero appassionata e interessata, ma la mia testa era troppo piena di pensieri in quel momento e per lo più ero sola. Papà Manitoba era via per lavoro, già da qualche giorno e purtroppo non era con me a sostenermi in quella prova così dura... Macaron è il mio piccolino. C'era anche un distributore di croccantini a vari gusti e i piccoli si agitavano già da un po' attorno alle lucine colorate e allettanti, sghignazzando e facendo progetti sui loro acquisti. Io volevo solo che mi dicessero di entrare subito e sapere... ed essere tranquillizzata e..."
"Mamma Cake è molto agitata. Mio fratello non sta bene e ha la nausea da più di due giorni. Non mangia e non parla. Papà Manitoba è lontano per lavoro, lui ha tanti impegni. Siamo arrivati alla clinica, ma non ci fanno entrare ed è molto noioso. Ovvio, mi dispiace molto per Macaron, ma mi annoio lo stesso e anche Candy non vuole continuare ad aspettare in silenzio. Così ci siamo messi a giocare alla spesa, immaginando di comprare tutte le provviste per l'inverno dal distributore e di sistemarle nella grande dispensa del Letargo, il piano più caldo e asciutto della nostra splendida e adorata tana. Mi piacerebbe proprio essere a casa... potrei giocare e divertirmi, magari anche Macaron si sentirebbe meglio... invece siamo qui... uffi. Mamma mi ha guardato storto... sarà meglio che mi sieda quieto. Uffaaa, ma quando ci fanno entrare??"
"Perchè non mi chiama? In fondo, sa bene quanto io sia preoccupato e star loro lontano in questa situazione, raddoppia la mia ansia. Dovrebbero già essere arrivati da un pezzo alla clinica... Forse gli è successo qualcosa?? Forse dovrei rientrare a casa, Cake avrà certamente bisogno di me... Certo, qui il cantiere non può continuare senza la mia presenza, ma Macaron ha bisogno di me e gli affari possono aspettare. Cosa ci faccio ancora qui? Forza, chiudiamo il lavoro alle tubature con l'aiuto di Tube e mettiamoci in viaggio, la città non è di certo dietro l'angolo!"
La famiglia Otter era in piena agitazione. Da qualche giorno Macaron, uno dei gemellini più piccoli soffriva per una forte nausea che gli aveva rubato l'appetito e la voglia di giocare. Mamma Cake aveva già provato con tutti i rimedi del bosco, ma niente aveva potuto aiutare il suo cucciolo. Nemmeno il medico del bosco, il sig. Beaver, era riuscito a capire cosa lo facesse stare così male. La Clinica per pelosi era l'unica soluzione. Mamma Cake era già abbastanza agitata e un viaggio sola, di notte, verso la città non era quello che avrebbe preferito affrontare, ma non ci pensò due volte e si mise in viaggio, con i suoi cucciolini al seguito. Papà Manitoba era via per lavoro, ma non riuscì a restarvi a lungo, così raggiunse la sua famiglia in città, quando la dottoressa stava facendo entrare tutti nel reparto...
La sala visite era ordinata e pulitissima. I cucciolini forse avrebbero combinato qualche danno, ma leggendo nei pensieri di mamma Cake, la dottoressa che li aveva accolti, Miss Fitch prese per mano i piccoli di casa Otter e li accompagnò in una sala in fondo al corridoio: il regno di ogni cucciolo. C'erano ciotole con croccantini, acqua e bibite fresche, bacche e legni su cui rifarsi unghie e dentini, latte condensato e cremosi omogenizzati di frutta e delizie del bosco. C'era persino un mini ruscello per cuccioli di castoro! I piccoli Otter avevano trovato il modo di sconfiggere la noia. Nella sala visite, il silenzio era pesantissimo. Dopo qualche minuto si presentò il primario della clinica, il Dott. Fitcher, un elegante esemplare di puzzola, rinomato in tutto il bosco e in città per le sue conoscenze e le sue doti nella cura dei malanni animali. Macaron venne posto sul tavolo per le visite e con un affanno, il piccolo si lasciò sistemare sul dorso. Dopo una visita accurata, il Dott. Fitcher compilò la scheda del paziente in silenzio, inserì i dati nel suo computer e solo dopo allora, si rivolse alla famiglia Otter, indicando che il paziente sarebbe dovuto rimanere in clinica per opportuni accertamenti. Cake si sentì svenire. Rianimata la signora Otter il dottore spiegò, finalmente con un po' di dolcezza, che non potevano comprendere il motivo di tale disturbo e avrebbe preferito curare il piccolo con liquidi re-idratanti, essendo molto provato dal vomito e dal digiuno di acqua e cibo dei giorni precedenti. Il giorno seguente, si sarebbe consultato con la sua collega e avrebbe stabilito il da farsi. Mamma Cake decise che si sarebbe fermata a vegliare il suo Macaron e Manitoba sarebbe tornato a casa con il resto della famiglia.
Organizzare tutti per la nanna fu un bel da fare, in clinica come a casa Otter! Nonostante la clinica fosse una struttura moderna e pluri-accessoriata, la signora Otter proprio non sapeva da che parte girarsi. Un po' l'agitazione, un po' la lontananza dalla sua bella tana sicura, continuava a rigirarsi nella sua brandina, gettando occhiate verso il lettuccio del suo cucciolo, verso la porta poi e ancora all'orologio... A tana Otter, Manitoba era ancora più impacciato. I cuccioli erano iper-attivi! Cuscini e coperte divennero un pretesto per buttare tutto all'aria. Dopo un po' di trambusto, Manitoba richiamò i piccoli in raccoglimento per unirsi in una piccola e semplice preghiera per il fratellino malato. La calma tornò nella tana e i cuccioli si misero ordinatamente in cerchio, con i loro testoni chini. Infine, tutti caddero in un profondo sonno ristoratore.
L'indomani, fu una sorpresa a risvegliare la vita nel bosco. Il piccolo Macaron era alla finestra a osservare a occhi sgranati il sole nascente. Quando un occhietto nero della signora Otter si aprì su quella visione, la lontra quasi trasalì! Non sapeva se per l'entusiasmo o per lo spavento di vedere il figlioletto in giro per la stanza, con quei fili attaccati alla zampina tosata. Lo abbracciò forte a sé e il piccolo, ignaro di tutto, sorrise sotto i sottili baffoni. La bella notizia si sparse in fretta: il piccolo Macaron era guarito. Così come era venuto, il suo malanno se n'era andato, per andare a disturbare chissà chi altro in giro per il bosco. A tana Otter lo schiamazzo fu tale che le povere cornacchie (le pettegole vicine di casa) svolazzarono via spaventante, gracchiando quanto fossero maleducati e selvatici quei cuccioli di lontra. Non importava! Macaron stava bene! L'allegra carovana partì verso la clinica, con il cuore alleggerito e pieno di gioia. Prima di entrare nell'ospedale, il papà ragguardì i suoi piccoli in modo che si comportassero bene all'interno della struttura. Giunti nella camera, trovarono mamma e il fratellino già pronti per tornare a casa e con un grande sorriso stampato sui musini. Fra gli abbracci, i gridolini comparve il Dott. Fitcher. Calò il silenzio, come se tutti ne avessero soggezione. Il dottore, con un sorriso spontaneo, annunciò che il piccolo Macaron avrebbe potuto fare ritorno a casa con il resto della famiglia e per festeggiare, avrebbero brindato e sgranocchiato le crocche del distributore all'ingresso tutti insieme! Wow! Il grido di gioia scoppiò in un battibaleno e tutti si recarono nella sala d'attesa, mentre Miss Fitch, alzava il volume dello stereo. Quel giorno tutti festeggiarono, i cuccioli Otter visitarono tutti i malati e donarono loro tempo prezioso, tornando a casa la sera, ricchi di speranze, sogni e semplice felicità.
I PERSONAGGI DELLA STORIA
La famiglia Otter
Otter in inglese significa lontra. Ecco mamma Cake e papà Manitoba in un ritratto di famiglia.
I medici della Clinica per Pelosi
Dott. Fitcher e Miss Fitch (Fitch puzzola in inglese) nella loro casa nel bosco (dopo aver conosciuto gli Otter, i due medici si sono uniti in matrimonio e si sono trasferiti nel bosco, aprendo un ambulatorio)
Il Dott. Beaver, l'anziano medico del bosco
Il Dott. Beaver, finalmente in pensione, nell'oasi relax per castori anziani. Il vecchio medico si dedica oggi alla composizione di poesie sul bosco e sulla vita che lo anima. Beaver significa castoro in inglese.
Qualche parola di Inglese:
Cake - torta
Muffin - chi non li conosce? Dolce da forno, spesso aromatizzato. I più diffusi sono al cioccolato o ai mirtilli.
Candy - dolcetto, caramella.
Ci sono gli altri due componenti della famiglia che non ho tradotto... Manitoba, si tratta di un tipo di farina adatto per cucinare pane, ma anche dolci! E Macaron... un delizioso dolcetto francese che diventerà famoso quanto e più dei simpatici Muffin!
"Una vocina squillante ci accolse, appena varcata la soglia. Era una dottoressa e portava un camice verde bosco, con una cuffietta, da cui spuntavano due piccole orecchie tonde. Ci disse che avremmo dovuto aspettare qualche minuto e si girò sui tacchi, mostrando una folta e curatissima codona bicolore. (Per fortuna non era spaventata, ghghgh! aggiunse Muffin sotto i baffi) Ma non era il momento di scherzare. La sala d'attesa era tappezzata di poster sulla corretta alimentazione, sull'importanza di una vita attiva, sul rispetto del bosco e delle sue creature... tutte cose che mi avrebbero appassionata e interessata, ma la mia testa era troppo piena di pensieri in quel momento e per lo più ero sola. Papà Manitoba era via per lavoro, già da qualche giorno e purtroppo non era con me a sostenermi in quella prova così dura... Macaron è il mio piccolino. C'era anche un distributore di croccantini a vari gusti e i piccoli si agitavano già da un po' attorno alle lucine colorate e allettanti, sghignazzando e facendo progetti sui loro acquisti. Io volevo solo che mi dicessero di entrare subito e sapere... ed essere tranquillizzata e..."
"Mamma Cake è molto agitata. Mio fratello non sta bene e ha la nausea da più di due giorni. Non mangia e non parla. Papà Manitoba è lontano per lavoro, lui ha tanti impegni. Siamo arrivati alla clinica, ma non ci fanno entrare ed è molto noioso. Ovvio, mi dispiace molto per Macaron, ma mi annoio lo stesso e anche Candy non vuole continuare ad aspettare in silenzio. Così ci siamo messi a giocare alla spesa, immaginando di comprare tutte le provviste per l'inverno dal distributore e di sistemarle nella grande dispensa del Letargo, il piano più caldo e asciutto della nostra splendida e adorata tana. Mi piacerebbe proprio essere a casa... potrei giocare e divertirmi, magari anche Macaron si sentirebbe meglio... invece siamo qui... uffi. Mamma mi ha guardato storto... sarà meglio che mi sieda quieto. Uffaaa, ma quando ci fanno entrare??"
"Perchè non mi chiama? In fondo, sa bene quanto io sia preoccupato e star loro lontano in questa situazione, raddoppia la mia ansia. Dovrebbero già essere arrivati da un pezzo alla clinica... Forse gli è successo qualcosa?? Forse dovrei rientrare a casa, Cake avrà certamente bisogno di me... Certo, qui il cantiere non può continuare senza la mia presenza, ma Macaron ha bisogno di me e gli affari possono aspettare. Cosa ci faccio ancora qui? Forza, chiudiamo il lavoro alle tubature con l'aiuto di Tube e mettiamoci in viaggio, la città non è di certo dietro l'angolo!"
La famiglia Otter era in piena agitazione. Da qualche giorno Macaron, uno dei gemellini più piccoli soffriva per una forte nausea che gli aveva rubato l'appetito e la voglia di giocare. Mamma Cake aveva già provato con tutti i rimedi del bosco, ma niente aveva potuto aiutare il suo cucciolo. Nemmeno il medico del bosco, il sig. Beaver, era riuscito a capire cosa lo facesse stare così male. La Clinica per pelosi era l'unica soluzione. Mamma Cake era già abbastanza agitata e un viaggio sola, di notte, verso la città non era quello che avrebbe preferito affrontare, ma non ci pensò due volte e si mise in viaggio, con i suoi cucciolini al seguito. Papà Manitoba era via per lavoro, ma non riuscì a restarvi a lungo, così raggiunse la sua famiglia in città, quando la dottoressa stava facendo entrare tutti nel reparto...
La sala visite era ordinata e pulitissima. I cucciolini forse avrebbero combinato qualche danno, ma leggendo nei pensieri di mamma Cake, la dottoressa che li aveva accolti, Miss Fitch prese per mano i piccoli di casa Otter e li accompagnò in una sala in fondo al corridoio: il regno di ogni cucciolo. C'erano ciotole con croccantini, acqua e bibite fresche, bacche e legni su cui rifarsi unghie e dentini, latte condensato e cremosi omogenizzati di frutta e delizie del bosco. C'era persino un mini ruscello per cuccioli di castoro! I piccoli Otter avevano trovato il modo di sconfiggere la noia. Nella sala visite, il silenzio era pesantissimo. Dopo qualche minuto si presentò il primario della clinica, il Dott. Fitcher, un elegante esemplare di puzzola, rinomato in tutto il bosco e in città per le sue conoscenze e le sue doti nella cura dei malanni animali. Macaron venne posto sul tavolo per le visite e con un affanno, il piccolo si lasciò sistemare sul dorso. Dopo una visita accurata, il Dott. Fitcher compilò la scheda del paziente in silenzio, inserì i dati nel suo computer e solo dopo allora, si rivolse alla famiglia Otter, indicando che il paziente sarebbe dovuto rimanere in clinica per opportuni accertamenti. Cake si sentì svenire. Rianimata la signora Otter il dottore spiegò, finalmente con un po' di dolcezza, che non potevano comprendere il motivo di tale disturbo e avrebbe preferito curare il piccolo con liquidi re-idratanti, essendo molto provato dal vomito e dal digiuno di acqua e cibo dei giorni precedenti. Il giorno seguente, si sarebbe consultato con la sua collega e avrebbe stabilito il da farsi. Mamma Cake decise che si sarebbe fermata a vegliare il suo Macaron e Manitoba sarebbe tornato a casa con il resto della famiglia.
Organizzare tutti per la nanna fu un bel da fare, in clinica come a casa Otter! Nonostante la clinica fosse una struttura moderna e pluri-accessoriata, la signora Otter proprio non sapeva da che parte girarsi. Un po' l'agitazione, un po' la lontananza dalla sua bella tana sicura, continuava a rigirarsi nella sua brandina, gettando occhiate verso il lettuccio del suo cucciolo, verso la porta poi e ancora all'orologio... A tana Otter, Manitoba era ancora più impacciato. I cuccioli erano iper-attivi! Cuscini e coperte divennero un pretesto per buttare tutto all'aria. Dopo un po' di trambusto, Manitoba richiamò i piccoli in raccoglimento per unirsi in una piccola e semplice preghiera per il fratellino malato. La calma tornò nella tana e i cuccioli si misero ordinatamente in cerchio, con i loro testoni chini. Infine, tutti caddero in un profondo sonno ristoratore.
L'indomani, fu una sorpresa a risvegliare la vita nel bosco. Il piccolo Macaron era alla finestra a osservare a occhi sgranati il sole nascente. Quando un occhietto nero della signora Otter si aprì su quella visione, la lontra quasi trasalì! Non sapeva se per l'entusiasmo o per lo spavento di vedere il figlioletto in giro per la stanza, con quei fili attaccati alla zampina tosata. Lo abbracciò forte a sé e il piccolo, ignaro di tutto, sorrise sotto i sottili baffoni. La bella notizia si sparse in fretta: il piccolo Macaron era guarito. Così come era venuto, il suo malanno se n'era andato, per andare a disturbare chissà chi altro in giro per il bosco. A tana Otter lo schiamazzo fu tale che le povere cornacchie (le pettegole vicine di casa) svolazzarono via spaventante, gracchiando quanto fossero maleducati e selvatici quei cuccioli di lontra. Non importava! Macaron stava bene! L'allegra carovana partì verso la clinica, con il cuore alleggerito e pieno di gioia. Prima di entrare nell'ospedale, il papà ragguardì i suoi piccoli in modo che si comportassero bene all'interno della struttura. Giunti nella camera, trovarono mamma e il fratellino già pronti per tornare a casa e con un grande sorriso stampato sui musini. Fra gli abbracci, i gridolini comparve il Dott. Fitcher. Calò il silenzio, come se tutti ne avessero soggezione. Il dottore, con un sorriso spontaneo, annunciò che il piccolo Macaron avrebbe potuto fare ritorno a casa con il resto della famiglia e per festeggiare, avrebbero brindato e sgranocchiato le crocche del distributore all'ingresso tutti insieme! Wow! Il grido di gioia scoppiò in un battibaleno e tutti si recarono nella sala d'attesa, mentre Miss Fitch, alzava il volume dello stereo. Quel giorno tutti festeggiarono, i cuccioli Otter visitarono tutti i malati e donarono loro tempo prezioso, tornando a casa la sera, ricchi di speranze, sogni e semplice felicità.
I PERSONAGGI DELLA STORIA
La famiglia Otter
Otter in inglese significa lontra. Ecco mamma Cake e papà Manitoba in un ritratto di famiglia.
I medici della Clinica per Pelosi
Dott. Fitcher e Miss Fitch (Fitch puzzola in inglese) nella loro casa nel bosco (dopo aver conosciuto gli Otter, i due medici si sono uniti in matrimonio e si sono trasferiti nel bosco, aprendo un ambulatorio)
Il Dott. Beaver, l'anziano medico del bosco
Il Dott. Beaver, finalmente in pensione, nell'oasi relax per castori anziani. Il vecchio medico si dedica oggi alla composizione di poesie sul bosco e sulla vita che lo anima. Beaver significa castoro in inglese.
Qualche parola di Inglese:
Cake - torta
Muffin - chi non li conosce? Dolce da forno, spesso aromatizzato. I più diffusi sono al cioccolato o ai mirtilli.
Candy - dolcetto, caramella.
Ci sono gli altri due componenti della famiglia che non ho tradotto... Manitoba, si tratta di un tipo di farina adatto per cucinare pane, ma anche dolci! E Macaron... un delizioso dolcetto francese che diventerà famoso quanto e più dei simpatici Muffin!
7.11.11
L'inverno nell'isola lontana
In un'isola lontana, al di là del mare, al di là delle terre d'ambra e dei boschi di smeraldo, si trovava Hikuri. Viveva in un palazzo bianco come la neve, con il tetto appuntito e decorato di rosso. Hikuri apparteneva a un'importante famiglia, legata alla tradizione più che a ogni altra cosa. Hikuri non la pensava allo stesso modo. Hikuri frequentava una scuola prestigiosa, che pochi potevano permettersi. I suoi compagni venivano da famiglie come la sua e non giocavano con gli altri ragazzi, in realtà non li incontravano nemmeno. Mai.
Un giorno d'inverno, nel giardino della scuola di Hikuri, comparve un ragazzo nuovo. Il cortile era vuoto, l'orologio suonava le 11.00 in punto, di un mattino gelido e grigio. I passi del ragazzo e del suo accompagnatore risuonavano nel silenzio pungente dell'inverno, mentre sottili fili di pioggia scendevano sull'ombrello aperto. Non era come loro, ma indossava la stessa divisa. Qualche minuto dopo, la porta shoji della classe di Hikuro si aprì mostrando il preside e il ragazzo. Tutti si alzarono in uno scatto composto e salutarono il preside con il rei. Il ragazzo fu invitato a prendere posto. Hikuro notò l'ultimo bottone della sua divisa: era slacciato.
Le lezioni terminarono alle 12.30 e tutti si riversarono nei corridoi, creando un chiacchericcio simile a un brusio costante e noioso. Tutti tranne Hikuro, già alla finestra. I suoi occhi neri osservavano la pioggia e le nuvole, cercando di leggere qualcosa del loro lungo viaggio, qualcosa che parlasse di altri paesi, altre storie. Il ragazzo era seduto al suo banco e mangiava un piatto istantaneo comprato in un supermarket della città. Hikuro si voltò di scatto. Odiava il suo bento, ma quella zuppa aveva un'aria pessima. Le sfuggì un sorriso. Il ragazzo lo notò, abbassò lo sguardo e capì.
Il giorno seguente era la vigilia di Omedeto, il Natale giapponese. La scuola cominciò puntuale, i ragazzi entrarono in file ordinate e presero posto nelle aule. In silenzio. Hikuro era agitata. Il furoshiki che aveva scelto era scuro, con un ricamo rosso lacca, delle piccole foglie di acero. Il tempo non trascorreva veloce quanto avrebbe dovuto. Parole, storia, parole, tradizione, parole, gli anziani, parole. Il ragazzo trascriveva ogni sillaba, il suo sguardo era perso. La pausa delle 10.00 volò in un secondo e Hikuro rimase come al solito alla finestra. Il ragazzo era nel corridoio e parlava nella sua lingua al suo accompagnatore, lo stesso del giorno prima, che cercava di rassicurarlo. Lui era giapponese. Il resto delle lezioni passò in un vuoto ovattato, in cui un'ansia frenetica e nuova animava la piccola Hikuro. Le 12.00. Tutti uscirono. Il ragazzo ancora scriveva nel suo foglio. Hikuro si alzò senza rumore. Si avvicinò a lui. Il ragazzo si alzò, muovendo la sedia in un frastuono di metallo stridente. Le sue guance si arrossarono nel pallore del suo viso. Lei lo guardò, per un istante, fisso negli occhi. Le sue mani bianche lasciarono cadere il pacchetto avvolto nella seta pregiata. Poi se ne andò correndo, come nessuno avrebbe mai fatto.
| Credits |
TaNte PaROLe NuOve:
Shoji - la tipica porta giapponese scorrevole. E' tradizionalmente realizzata in legno e carta ricavata dal gelso, che permetta alla luce di filtrare creando un'atmosfera soffusa.
Rei - il saluto, un importante aspetto della vita in oriente. Assume una connotazione profonda di rispetto, sincerità.
Bento - pranzo preparato per i figli o per i propri mariti. Gradevole agli occhi, dovrebbe comporsi di diversi tipi di cibo, presentati ordinatamente. Tradizione ancora perpetrata nelle famiglie giapponesi che, a quelli preconfezionati, continuano a preferire quelli homemade.
Omedeto - il Natale in Giappone non viene festeggiato dalla maggior parte della popolazione che è atea. La Vigilia però è celebrata in maniera romantica, quasi come un San Valentino occidentale, con scambi di doni e pensieri teneri.
1.11.11
All'ospedale dei gatti
E' arrivato Novembre e, per ora, non ci sono buone nuove...
Il mio e ormai anche vostro compagno di avventure e di giochi è ricoverato in una clinica veterinaria, in attesa di scoprire cosa occluda il suo stomaco, impedendone il normale funzionamento.
SBIRRO, FORZA!
In questo post, vi ho raccontato come si caratterizza la razza Bengala e allo stesso modo, credo sia molto utile condividere esperienze cliniche come questa, in modo da poter sapere come intervenire per aiutare i nostri piccoli amici (mio malgrado, perché ancora agitata e preoccupata).
Soltanto voi padroncini siete in grado di notare ogni piccolo cambiamento nel comportamento o nell'aspetto dei vostri amici a quattro zampe, per questo, il vostro intervento tempestivo potrà rivelarsi importantissimo per la loro salute e per favorire la loro guarigione. Per quanto riguarda Byron, tutto è iniziato con forti attacchi di vomito, inizialmente abbastanza sporadici e lievi, ma successivamente più intensi.
Segni visibile e riscontrabili da ogni padrone: vomito e nausa, mancanza di appetito e vitalità, stipsi.
Dopo aver notato che la situazione non migliorava, il passo successivo è stato un controllo specialistico dal veterinario. La disidratazione del gatto ha tempi molto più veloci che nei cani ed è in grado di provocare gravi danni conseguenti, così il primo trattamento è una flebo reidratante, in modo da rimettere in sesto il peloso. Oltre a ciò, il veterinario rileva una temperatura molto bassa, ipotermia, che nel Bengala è particolarmente sofferta, soprattutto nel cambio di stagione. Si tenta di placare la nausea con un farmaco specifico e Sbirro passa la notte e la giornata successiva senza avere più conati di vomito, ma privo di stimoli verso cibo e acqua, necessitando così un nuovo trattamento reidratante il pomeriggio successivo. Non nutrendosi più da ormai 3 giorni e persistendo sia nausea che stipsi, il ricovero diviene obbligatorio.
La clinica veterinaria è una bella casa in stile Liberty, con un giardino curato. La visita si compone di misurazione della temperatura (36.6°C!! molto bassa per un micio), peso (5.5 kg ha perso 0.5 hg), palpazione addominale, ascolto del battito, prelievo sanguineo. Dopo questo controllo scrupoloso (durante il quale il nostro Sbirro tira fuori la sua grinta per ribellarsi alle mani dei vet!) viene stabilito il ricovero, almeno fino all'esito dell'ecografia, che dovrebbe mostrare la natura del corpo estraneo ingerito e il prossimo step da seguire. Il mio bel gattone viene sistemato nella camera di degenza della clinica, con un cocker nero (entrato poco prima di noi) e chissà quale altro peloso.
Solitamente vi salutiamo sempre insieme, ma oggi, Signori bambini, chiedo a voi di stringerci in un grande abbraccio. Ti aspettiamo alla Casa di Vetro piccolo Byron!
Ps- Se qualche vet fosse all'ascolto e avesse qualche suggerimento, sarò felice di ricevere i suoi consigli e rispondere, anche via e-mail!
31.10.11
La notte delle Zucche
La notte era gelida, scura e brillante. Il cielo era cosparso di piccoli e lucenti diamanti, cuciti sul velluto nero della mezzanotte. Un venticello birbante invitava le foglie in un ballo lento, in un turbinio di rosso, giallo e arancione. I lampioni di luce bianca illuminavano lo scalpitio d'ali di qualche pipistrello in cerca di un pasto. Una stella attraversò il cielo con un bagliore e lei chiuse gli occhi in un sorriso, trovando subito il suo desiderio...
Lumilla se ne stava seduta sui gradini gelati del vialetto di casa. Il suo tutù giallo e nero la incorniciava nel silenzio della notte. Quell'anno era vestita da ape. Contava il suo bottino e con cura divideva la cioccolata dai marsh-mallows, gli zuccherini dalle mentine, i biscotti dai cornetti. Quest'anno era andata proprio bene. Prima di rientrare in casa doveva aspettare Gilbert, suo fratello maggiore che, come al solito, era in ritardo. Si erano accordati per bene, in modo che i genitori li lasciassero in pace almeno la vigilia di Ognissanti. Però faceva freddo, dove si era cacciato quel briccone? Per ingannare l'attesa, Lumilla decise di scartare una delle barrette cioccolatose che si era guadagnata. La carta era di un argento scintillante, con delle saette blu elettrico e la scritta rosso lacca. Si aprì facilmente e l'aroma intenso della cioccolata raggiunse il nasino a punta della bambina, che già si leccava i baffi. Mentre stava addentando il primo pezzetto, una luce dalla strada catturò l'attenzione di Lumilla. Doveva essere lui... finalmente. Si alzò e fece qualche passo per andargli incontro, ma subito notò che quella non era l'auto del fratello. Due fari gialli e rotondi non le permettevano di vedere altro, però Gilbert aveva appena ritirato il suo catorcio a quattro ruote che di certo non aveva fari di ultima generazione come quelli che le stavano di fronte. Dall'abitacolo si sentiva una musica elettronica a tutto volume... doveva essere qualche amico imbecille di Gilbert, per forza. C'era un però. Se quella super-car fosse stata di un arrogante amico di suo fratello, il fortunato amico avrebbe guidato bene, in modo sicuro e arrogante e non procedendo a singhiozzi lungo tutto il viale alberato, per inchiodare rumorosamente di fronte ai posteggi! Lumilla era curiosa come una scimmia, perciò si alzò ripulendo il suo culetto congelato, dalla sabbiolina del vialetto e si avvicinò all'auto, con aria scrutatrice. Non aveva MAI visto un'auto simile a quella, prima di allora. Si trattava di una piccola utilitaria, quel tipo di macchina che avrebbe avuto ogni mamma... ma... vedendola sembrava più che altro un carrozzone funebre rimpicciolito! Nera, un po' sporca, cromature, gomme larghe, minigonne ai lati e mini-alettone! Qua e là c'erano un po' di ammaccatura, la controprova dell'abilità di guida di chi sedeva al volante! La musica assordante, che doveva immergere l'abitacolo in una sorta di apnea acustica, cessò di colpo e una delle porte si aprì con un clack. Lumilla era un po' timorosa, ma troppo ansiosa di sapere per andarsene... Lumilla non credeva nè ai suoi occhi, nè alle sue orecchie! Per tutti i muffin del mondo... chi erano quelle??
*
La lite continuò in maniera molto agitata, per poi concludersi in una specie di risata, quando anche la pilota di turno lasciò il posto di guida, per scendere e presentarsi agli occhi spalancati di Lumilla. Dopo di lei, scesero dai sedili posteriori anche due... animali... ovviamente parlanti (e chiacchieroni come le loro compagne di viaggio!) Quell'allegra carovana aveva qualcosa di spettrale... prima di tutto quell'auto. In seconda battuta l'abbigliamento delle due donne. E infine, vogliamo considerare i due animali da compagnia?? Un varano e una nutria spelacchiata?! Ora, Lumilla era vestita da ape, quindi non è che fosse molto più presentabile di quelle due (per lo meno Palmiro, il suo criceto obeso, era rimasto al caldo della sua ovatta) però... lei era mascherata, quelle avevano tutta l'aria di non indossare altro che vestiti simili a quelli! La donna pilota, più anziana dell'altra, indossava un abito in velluto dall'aria antica e malconcia, da sotto la gonna rigonfia, sbucavano due gambotte ricoperte da calze a righe, bucate qua e là. La seconda aveva invece una gonna amaranto, abbinata a una specie di corpetto arancione con maniche a sbuffo. Capelli malamente acconciati e arruffati coronavano le teste di entrambe. Proprio mentre lo sguardo attonito di Lumilla si posava sulle scarpe, una luce fuxia l'abbagliò e l'attimo dopo... le due erano totalmente diverse. Lumilla si stroppicciò gli occhi, li chiuse per vedere se qualcosa cambiasse, ma in effetti, si erano cambiate da capo a piedi: due abitini in maglia nera avvolgevano le due donne, con occhiali da maestrine ed eleganti cucù ben saldi e in ordine sulle nuche. Stava impazzendo?! L'unico capo che non si mosse da dov'era, erano i lunghi guanti neri... Le due signore si avviarono verso il marciapiede e Lumilla non ebbe altra scelta che gettarsi nella siepe vicino agli scalini d'ingresso, per nascondersi da quelle due carampane, improvvisamente ringiovanite. Lumilla pensò che sarebbe stato bello se anche la mamma avrebbe potuto trasformarsi in quel modo... ma subito cacciò via quel pensiero, come se offendesse la sua adorata mammina.
Lumilla e Gilbert erano i figli adorati e iper-protetti dei Carvendale, una coppia anzianotta e per questo molto apprensiva verso la prole, oltre che molto affettuosi e teneri. Entrambi non avevano nessun interesse per la moda o le tendenze, cosicchè il loro aspetto risultava fuori moda, facendoli apparire ancora più vecchi della loro età. Allo stesso modo, la loro casa era arredata senza uno stile vero e proprio, era più che altro funzionale e comoda, le sole caratteristiche che una casa avrebbe dovuto avere per la famigliola. La signora Carvendale se era una cuoca superlativa non nutriva la stessa passione verso piumini e spazzettoni così, un non più leggero strato di polvere e il disordine totale reganvano incontrastati all'interno della casa. In giardino era un altro discorso, dato che era il regno del signor Carvendale, un uomo estremamente pignolo e ordinato, capace di posare i rastrelli in ordine d'altezza. Del resto si sa, gli opposti si attraggono.
*
Lumilla era ancora assorta nei suoi pensieri quando, con un sussulto, ritornò alla realtà. Le due strane tipe la stavano guardando da dietro i loro occhiali (pieni di brillantini sulle punte, data la forma a farfalla). Lumilla arretrò spaventata a morte. E fu la sua fortuna, visto che poi presero parola, sputacchiando qua e là!
- Sefeifi tufu Lufumifillafa, cafarafa?
- Mafa cofosifì lafa spafavefentifi! Lafasciafa fafarefe afa mefe! Cafarafa, nofoifi siafamofo defellafa Agefenzifiafa... sofonofo ifin cafasafa mafammafa e pafapafà? - la interruppe la più anziana.
Lumilla era pietrificata e non rispose nulla. In quel momento arrivò suo fratello che vedendo la scena, saltò addosso alla donna e l'atterrò. Questa schiamazzando con l'amica, cercò in qualche modo di rialzarsi, senza ottimi risultati. Nel caos generale, la luce dell'ingresso illuminò l'uscio e comparvero i signori Carvendale che, con uno sguardo imbambolato, osservavano la scena in silenzio. Come due automi si diressero verso Gilbert, affermando con un tono robotico che era tutto a posto e sorrisero senza spontaneità alle due donne, che ricambiarono con una fila di denti giallastri e ammaccati (la trasformazione non era stata così profonda, pensò Lumilla sghignazzando dietro i baffi!). Entrarono tutti in casa, anche se Gilbert continuò a tener controllate le due tizie, si accomodarono tutti sul morbido divano e la signora Carvendale si offrì di preparare del tea caldo, con qualche biscottino fatto in casa. Erano le 11 passate, forse un po' tardino per uno spuntino così tipicamente pomeridiano, no? Comunque tutti accettarono contenti. Seguirono una serie di chiacchiere futili e piene di sputacchi delle due ospiti, le quali spiegarono di essere le rappresentanti di una strana Agenzia per il Buon Andamento della Casa e R.D. meglio conosciuta come A.B.A.C.R.D. (parte di acronimo rimasta segreta), giunte presso i Carvendale, per ottimizzare la gestione familiare e casalinga, ma soprattutto per migliorare la vita dei componenti della famiglia... progetto un po' ambizioso, non credete? Lumilla era rimasta a bocca aperta ascoltando attentamente le parole delle due strane collaboratrici domestiche, affascinata dai loro gesti così, così esplicativi! Sembrava che roteando le lunghe mani nascoste sotto i guanti neri e lisci, già provvedessero a realizzare ciò di cui parlavano. Inoltre, se la donna anziana sembrava rispondere a tutte le esigenze della mamma, l'altra era la perfetta interlocutrice di papà. Era come se parlando e parlando riuscissero a convincere i due delle loro ostinazioni, correggendoli senza che loro se ne accorgessero, o così sembrava a Lumilla. Suo fratello era troppo impegnato a guardare nel generoso decolletè delle due, per capire di che cosa parlassero. Era come se quelle due donne riuscissero a incantare tutti quanti, con un lento e pacato susseguirsi di spiegazioni e parole, parole, parole... (e sputacchi!)
*
Lumilla era ancora vestita da ape. Si svegliò per il sottile raggio di sole che filtrava dalla griglia e andava ad illuminare i suoi grandi occhioni ancora addormentati. Non accese la luce per abituare gli occhi chiarissimi al nuovo giorno e scendendo dal letto a castello, trovò le pantofoline pronte per essere calzate. Strano. Andò verso la scala, ma allo scricchiolio del primo gradino, la mamma la richiamò per mandarla in bagno a lavarsi il faccino. Molto strano. In bagno, una salvietta arancione era piegata a forma di zucca e riposta vicino al suo spazzolino. C'era qualcosa di diverso. In cucina aleggiava un profumo delizioso, ma questo era tipico della mamma. Ciò che era del tutto inaspettato era l'ordine e la pulizia: il lavandino conteneva solo la tazza di papà, uscito da poco a ritirare pane, latte e giornale; il tavolo era apparecchiato con delle stuoiette arancioni e addobbato con alcuni ragnetti, ma soprattutto era lindo e lucidato. Stranissimo!
- Mamy, sono state le signore a sistemare tutto? - chiese Lumilla pucciando un bisotto a forma di pipistrello nel latte.
- Quali signori, puffetta della mamma?
- Le due dell'Agenzia A.B.A.C.R.D., quelle che erano in salotto ieri sera...
- Patata della mamma, fai colazione, da brava. Vedtai che poi sarai più contenta.
Lumilla non voleva essere contenta, voleva sapere se quel cambiamento fosse dovuto a quelle e soprattutto era curiosa di sapere che fine avessero fatto. Mentre faceva questi pensieri, osservava la mamma, che con un sorriso stampato, maneggiava un frullatore o qualcosa di simile. Non faceva che inserire ingredienti e questo rispondeva prontamente elaborando biscotti, pasta per la pizza, sughetti, budini... il tutto diligentemente invasato e messo a conserva. Era una scatola magica! Finita la colazione, Lumilla andò svogliatamente in camera sua, già riassettata, fresca di aria pulita e profumata con una candela a forma di zucca, che altro? Un piccolo pacchetto attirò la sua attenzione. Era stato lasciato sul letto rifatto (opera della mamma??) ed era incartato con carta arancione e nera, con un grande fiocco. Un bigliettino portava scritto il nome della bambina, con due scarabocchi simili più a ragni che a firme. All'interno, Lumilla trovò un rotolo di pergamena arrotolato e sigillato con cera lacca arancione. Staccato il sigillo, si dipanò una lunghissima lettera che coprì tutto il pavimento della cameretta e buttò Lumilla sul letto, dove cominciò a leggere con attenzione:
Illuminatissima e lucentissima Lumilla,
è con estremo e gradito piacere che siamo a comunicare la....
Un fiume di lettere che diventavano parole, che divenivano frasi e frasi. Quando Lumilla arrivò in fondo a quel lungo rotolo, comprese tutto quanto. Niente fu più come prima. Il desiderio che aveva espresso prima di uscire per il classico giro Dolcetto o Scherzetto era stato ascoltato e presentato davanti all'alto ordine dell'A.B.A.C.R.D. Tutto il grande cambiamento trovato in casa, non era merito delle due compagne, ora sapeva che lo erano, ma soltanto suo. Lumilla era stata scelta e da quel girono di Ognissanti era entrata a far parte dell'Agenzia per il Buon Andamento della Casa e Realizzazione Desideri, l'ordine delle streghe buone operante da sempre su tutto il territorio del mondo.
E voi? Avete visto una stella attraversare il cielo?!
Volete stampare la storia? Eccola qui!
- Mamy, sono state le signore a sistemare tutto? - chiese Lumilla pucciando un bisotto a forma di pipistrello nel latte.
- Quali signori, puffetta della mamma?
- Le due dell'Agenzia A.B.A.C.R.D., quelle che erano in salotto ieri sera...
- Patata della mamma, fai colazione, da brava. Vedtai che poi sarai più contenta.
Lumilla non voleva essere contenta, voleva sapere se quel cambiamento fosse dovuto a quelle e soprattutto era curiosa di sapere che fine avessero fatto. Mentre faceva questi pensieri, osservava la mamma, che con un sorriso stampato, maneggiava un frullatore o qualcosa di simile. Non faceva che inserire ingredienti e questo rispondeva prontamente elaborando biscotti, pasta per la pizza, sughetti, budini... il tutto diligentemente invasato e messo a conserva. Era una scatola magica! Finita la colazione, Lumilla andò svogliatamente in camera sua, già riassettata, fresca di aria pulita e profumata con una candela a forma di zucca, che altro? Un piccolo pacchetto attirò la sua attenzione. Era stato lasciato sul letto rifatto (opera della mamma??) ed era incartato con carta arancione e nera, con un grande fiocco. Un bigliettino portava scritto il nome della bambina, con due scarabocchi simili più a ragni che a firme. All'interno, Lumilla trovò un rotolo di pergamena arrotolato e sigillato con cera lacca arancione. Staccato il sigillo, si dipanò una lunghissima lettera che coprì tutto il pavimento della cameretta e buttò Lumilla sul letto, dove cominciò a leggere con attenzione:
Illuminatissima e lucentissima Lumilla,
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Un fiume di lettere che diventavano parole, che divenivano frasi e frasi. Quando Lumilla arrivò in fondo a quel lungo rotolo, comprese tutto quanto. Niente fu più come prima. Il desiderio che aveva espresso prima di uscire per il classico giro Dolcetto o Scherzetto era stato ascoltato e presentato davanti all'alto ordine dell'A.B.A.C.R.D. Tutto il grande cambiamento trovato in casa, non era merito delle due compagne, ora sapeva che lo erano, ma soltanto suo. Lumilla era stata scelta e da quel girono di Ognissanti era entrata a far parte dell'Agenzia per il Buon Andamento della Casa e Realizzazione Desideri, l'ordine delle streghe buone operante da sempre su tutto il territorio del mondo.
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