Scrivere è sempre nascondere qualcosa, in modo che poi venga scoperto.

- Italo Calvino -

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11.5.15

La signora Vasca e i tre faggi

C'era una volta una Vasca da bagno in ghisa, smaltata di bianco ed esterno verniciato bianco latte. Aveva quattro zampe leonine in ottone lucido e se ne stava accucciata in un vecchio bagno piastrellato di verde. Sopra di lei, le piastrelle erano state dipinte e un grande bosco lussureggiante allietava gli ospiti della signora Vasca da bagno.
Gli ospiti erano diversi: un bambino rosa e piccolissimo, che entrava da lei in compagnia di un'anitra galleggiante. Una bambina dai boccoli di rame e dalla pelle bianca quanto lo smalto della signora Vasca. Un vecchio barbuto e bruno, pieno di rughe e pieno di motivi di cui lamentarsi. Una donna robusta che lavava se stessa e il bambino, oltre alla signora Vasca che, per questo, le era molto grata. Un bambino sempre sporco di terra, erba e patacche di marmellata rinsecchita. 
La signora Vasca era stanca e demotivata. Non le bastava più ascoltare le canzoni dei suoi ospiti, i monologhi che tenevano fingendo le situazioni più Assurde. Lei voleva andarsene. Una mattina mentre la donna robusta spazzava il pavimento realizzò un qualcosa di fenomenale: lei aveva i piedi. Subito stiracchiò le sue zampette in ottone, si pompò di coraggio e bolle e proclamò solennemente: io partirò! 
La signora Vasca si mise in viaggio e attraversò dapprima il corridoio, quindi le scale ed infine la strada. Era nel mondo. Davanti a lei una stradina portava a un bosco proprio come quello delle piastrelle! Si mise in cammino e per giorni vide alberi, salutò ruscelli, incontrò animali e ne portò qualcuno con sé. Una volpe dalla coda lunga e voluminosa fece un tratto di strada con lei e, con la scusa di guidarla verso il bosco delle piastrelle, scroccò un passaggio gratis al suo interno. 
Dopo giorni di cammino la signora Vasca era esausta e decise di fermarsi. Era giunta su una collina dove, tre imponenti alberi la fissavano ombrosi. Il primo, quello a sinistra, le guardava i piedi. Il secondo stava cantando e non sembrava non aver fatto caso a lei. Il terzo le chiese chi fosse. 
- Buongiorno, io sono Vasca, voi chi siete? - sussurrò timida.
- Noi siamo i tre Faggi - rispose il terzo - Che ci fai qui? - continuò.
- Sono partita per un viaggio, per trovare un bosco che era dipinto a casa mia e che mi sembrava bellissimo, poi una volpe...
- Non puoi stare qui. C'è spazio solo per noi. - Disse il primo Faggio, quello che le aveva guardato i piedi.
La Vasca guardò la collina: non era poi tanto piccola. Il primo Faggio sembrò capire i suoi pensieri e si fece minaccioso, gracchiando che non poteva restare in quel luogo e che senza un permesso avrebbe dovuto sloggiare. Lei guardò implorante gli altri due, ma uno se ne stava intento a cantare e l'altro distolse lo sguardo. La Vasca non sapeva dove andare. Si trovava in un luogo lontano da casa, c'era un'aria di pioggia e cominciava ad avere paura. Era sola. Decise di tornare un pochino indietro sul sentiero, forse nel bosco avrebbe trovato riparo. Iniziò a piovere e le venne da piangere, ma tirò su con il suo tubo/naso e trattenne le lacrime. Aveva voluto partire e doveva sapere che qualcosa poteva andare storto! Non poteva e non voleva piangere, lei era una vasca adulta. In quel momento, qualcosa di un azzurro indescrivibile brillò fra gli alberi. Ancora accecata da quel bagliore, quando riuscì a vedere qualcosa, non poté credere ai suoi rubinetti: era un Elfo dell'ordine stellare di Wlonc. Era bellissimo. Una figura snella e alta, indossava un abito azzurrissimo con rifinitura dorate e il suo incarnato perfetto sembrava risplendere nella notte. I suoi occhi erano ancora più azzurri dell'azzurro e davvero erano luminosi! La Vasca restò impietrita e l'Elfo la accarezzò, dicendo:
- Non temere amica. Qui nel bosco la vita è dura e i suoi abitanti temono ciò che non conoscono. Ecco perché non hanno saputo accoglierti. Ho qui il permesso per restare sulla collina, se è quello il posto che ti piace, potresti lavorare come abbeveratoio per i miei pony e avresti le serate libere per cacciare le stelle e i sogni. Cosa ne pensi? -
La Vasca non stava più nella sua vernice e accettò la proposta felice come una doccia all'aperto! Come il sapone che scivola sul pavimento, come le bolle che scappano nell'aria! Aveva un suo posto e aveva un lavoro. Poteva guadagnarsi da vivere e inseguire le sue passioni quando era libera. Dopo qualche tempo, persino i tre Faggi diventarono suoi amici e molti furono i pomeriggi trascorsi a chiacchierare delle grandi Domande con loro. Oggi la Vasca è ripartita per un nuovo viaggio e di lei si sono perse le tracce. Per ricordarla, i Pony eressero un monumento attorno al suo posto, che ancora oggi domina la collina dei tre Faggi.







6.6.11

Kos, un tuffo nel mondo blu!

INVITO A
Sta arrivando l'estate, tempo di gelati e granite... chi non ha voglia di mare?? Mare blu, spiagge di tutti i colori, isole di spugne e passeggiate alla scoperta di regni del passato: si parte per Kos!

INFORMAZIONI GENERALI
L'isola di Kos, un tempo lontano lontano, era la testa di un gigantesco mostro marino. Il mostro marino era talmente grande, che quasi non riusciva a nuotare nel Mediterraneo, che per lui non era altro che una piscinetta, come le nostre da giardino. Il mostro marino era color verde acqua, con una fila di placche dorsali color rosso rubino e per la sua imponente statura, faceva scappare tutti... ma proprio tutti. Era un bel problema riuscire a trovare qualcuno con cui giocare! Un giorno, però, si addormentò al tiepido sole del tardo pomeriggio e senza che lui se ne accorgesse, alcuni bimbetti si misero a giocare sul suo nasone, scambiandolo per un isolotto. Il grande mostro marino trovò così divertente il solletico provocato dalle corse e dai salti dei bambini, che decise di lasciarsi galleggiare per sempre, lasciando andare alla deriva il suo corpo gigante, che formò così le meravigliose isole del Dodecaneso.
L'isola di Kos, la testa del mostro marino, presenta un clima mediterraneo con estati calde e inverni miti. Nei mesi di Maggio e di Giugno, crogiolarsi al sole di Kos è una vera delizia! Per raggiungere questo isolotto, dovete dire a mamma e papà di prenotare i biglietti aerei e svolazzando sopra il blu delle onde, in meno di un'oretta... sarete a Kos! Avete paura di volare? Naaa! Comunque, se fosse la prima volta, portatevi un bel libro e il vostro orsetto preferito, sarà divertente!

PER NON ANNOIARSI
Kos è un'isola antica, dove troverete un sacco di rovine, cioè i resti di antiche città in cui perdersi e sognare di vivere nel passato. Inoltre, troverete spiagge di ogni tipo su un mare stupendo, in cui tuffarsi è bellissimo e dove le onde non sono mai troppo grandi, ma della misura giusta per divertirsi un mondo! Se i bagni in spiagge sempre diverse, i giochi sulla sabbia sottile, su quella vulcanica e nera o di sassi non vi bastano... ecco alcune proposte divertenti per il vostro viaggio a Kos:

- Il platano di Ippocrate: il sig. Ippocrate è considerato il padre della medicina, tanto che tutti i nostri dottori promettono di curarci proprio in suo nome, ricordando i suoi insegnamenti. Una capatina al suo platano, un albero gigante e vecchissimo, è quindi da non dimenticare! Si dice che presso questo maestoso albero, il sig. Ippocrate insegnasse ai suoi discepoli i segreti della scienza medica... magari deciderete di diventare dottori dopo questo viaggio! :)

- Asklepion: non è quindi un caso che sull'isola sorga il tempio del figlio di Apollo, Esculapio, Dio della medicina. Un luogo di cura, dove il sig. Ippocrate prestava aiuto ai malati. Proseguendo sulle strade deserte, potrete vedere l'isola e le coste dall'alto. Magari, invece della solita auto, perchè non noleggiare un bugrider? (ringrazio il sito di Giringiro altrimenti non ce l'avrei mai fatta a recuperare il nome di questa vettura!!) Sarà divertente scoprire questa terra a bordo di uno di questi simpatici affari motorizzati!

- La gita all'isola di Kalymnos: a poche bracciate dalle coste di Kos, si trova l'isola dei palombari e degli scalatori, un altro pezzetto del gigantesco mostro marino. Al porto, ci sono tantissime botteghe in cui potrete acquistare la vostra spugna ideale, un ricordo perfetto di questa vacanza, quando sarete nella vostra vasca da bagno piena di bolle. Un tempo, gli uomini si immergevano in profondità per pescare le preziose spugne e in alcuni negozi, sono conservate le tute stagne che venivano indossate, anche se molti erano i coraggiosi in grado di scendere in apena... è aperta la gara a chi riesce a stare sott'acqua per più tempo! Un consiglio: evitate di andarci a nuoto, ci sono comodi traghetti da Mastichari, io mi sono portata pure Poseidon, lo scooter!

- La spiaggia di Tigaki è un vero paradiso per i giochi con la sabbia! Ci sono tantissimi bar per la merenda e l'acqua è bassa per molti metri. Sulla spiaggia potrete trovare qualche conchiglia e anche qualche osso di seppia, se avete un Titti a casa, sarà un regalino gradito!

- Therma: ehm, volete provare la sorte dei fusilli o delle mezze penne?? Therma è la spiaggia che fa per voi! Fra la sabbia vulcanica, troverete un grazioso bacino, in cui l'acqua... bolle! Attenzione ai piedini! Consigliata nei giorni senza sole o di vento... l'acqua vicino alla costa è sempre un po' più calda rispetto ad altre zone! Evitate il laghetto/calderone!

PER LA PAPPA
Se la struttura che scegliete non include la pappa, potrete gustare tanta carnina e tanti pesciolini a Kos!
Ai più golosi, ma anche per una gustosa colazione, consiglio lo yogurt greco... anche al naturale è buonissimo! Meglio ancora se accompagnato da miele e una manciata di nocciole oppure con la frutta sciroppata! Mmm!

PER LA NANNA
Penso che per i bimbi sia comoda una struttura come quella dell'Hotel Marmari Beach. Prima di tutto si trova sulla costa nord, che trovo migliore sia per le profondità delle acque, sia come tipologia di spiaggia e attrezzature. Inoltre, in zona, troverete anche Lido, uno spassoso parco acquatico con molti scivoli! Ad ogni modo, anche la struttura ha una sua piscina, utilissima per i più piccoli ancora intimoriti dalle onde! Per chi volesse sfruttare il parco (ghghgh) molto spesso, un'ottima soluzione è l'Horizon Beach Resort, che propone spaziose stanze-famiglia! Queste strutture, come molte altre, riproducono lo stile delle costruzioni greche, trasportandovi in un vero e proprio villaggio dell'Egeo!
Io ho dormito qui... perchè? Mi sono piaciute le bolle sulle finestre :D !! Quelli che vi consiglio sono frutto di ricerche in internet e per quanto riguarda il secondo, dall'esperienza in loco!




PER MAMMA E PAPA'
Kos sta diventando una meta ambita per le vacanze estive, per la sua tranquillità e la bellezza delle sue spiagge. Vi consiglio, pertanto, i mesi d'inizio e fine estate (maggio, giugno e settembre) in cui l'isola non è affollata e i servizi sono comunque ottimi! Il clima è piacevole e non afoso, a differenza dei mesi centrali come luglio e agosto.
Per raggiungere l'isola, potrete sfruttare un'offerta della celeberrima compagnia low cost, mentre per prenotare il vostro soggiorno, potrete affidarvi alla competenza della vostra agenzia viaggi, oppure scegliere il ventaglio di alternative proposto in rete. Qui tante informazioni complete e di ogni genere sulla vostra vacanza a Kos e nel resto della Grecia!

19.4.11

A casa della regina Betta: viaggio per imparare l'inglese!

INVITO A
Ci sono sempre più mini-viaggiatori che desiderano imparare la lingua Inglese! It's not difficult!
London è il luogo adatto per imparare qualche nuova parola di Inglese, in un'atmosfera misteriosa come i racconti di Sherlock Holmes! Indagate su un giallo, scoprite i segreti della regina e aspettate gli spiriti del Natale, come in The Christmas Carol! Tutto questo, nella splendida London!

INFORMAZIONI GENERALI
London è la capitale della Gran Bretagna, il regno della regina Betta, una vecchia signora che ama vestirsi di giallo, rosa e turchino. Per raggiungere questo regno, è necessario superare il tratto di mare della Manica, per la sua forma lunga e stretta, che ricorda, appunto, la manica di una giacca. Nel regno della regina Betta, la pioggerellina cade spesso, ma così leggera da non poterla nemmeno sentire, le macchine viaggiano al contrario e per colazione si mangiano uova e pancetta.
Le stagioni si sovrappongono spesso, quindi ascoltate la mamma e lasciatevi vestire a cipolla, in modo da togliere eventuali strati extra, al comparire del sole, dopo una giornata umida e fresca. 
Gli abitanti di London viaggiano spesso attraverso il Tubo, che permette di raggiungere velocemente ogni punto della città; anche i bambini per andare a scuola utilizzano il Tubo, ma i più piccoli prendono gli scuola-bus giallo canarino, visibili in città fino alle 8:30 del mattino.

PER NON ANNOIARSI
Nel regno della regina Betta la parola "noia" non esiste. Volete ripercorrere i racconti di Harry Potter e sentirvi un po' maghi? Benissimo, qui trovate tutte le informazioni per visitare i luoghi del maghetto.
Altrimenti, perchè non portare mamma e papà al museo delle cere? Madame Tussauds vi farà incontrare i vostri eroi per scattare una fotografia e vantarsi con gli amici: "A London ho incontrato Spider Man...!" lasciandoli a bocca aperta!
Se invece volete un panorama mozzafiato, non potete perdere la London Eye, la super ruota panoramica che vi permetterà di osservare la città da un'altezza di 135 m! Wow!
Non è finita. Mercatini di antiquariato dove far svagare mamma e papà a Portobello Road, fantastici parchi per un pic-nic all'aria aperta (cercate la statua di Peter Pan, forse ha ancora un po' di polverina, voi ce l'avete un pensiero felice?), oppure un pomeriggio nell regno dei giocattoli, dove poter sognare ad occhi aperti!
Non dimenticate di andare a sbirciare le guardie a Buckingham Palace, potreste incontrare addirittura la regina Betta! E in ultimo... non perdetevi la National Gallery! Ok, quadri e musei non fanno per voi, ma questo museo è visitato ogni giorno da tantissime classi di bimbi come voi. Non è difficile vedere un gruppetto uniforme mentre se ne sta seduto sul pavimento di qualche sala per ammirare i capolavori della storia dell'arte europea e qualcuno riesce anche a fare qualche schizzo! Un'esperienza irripetibile! Ma ci sono tantissimi altri musei, dove vedere dinosauri, fare esperimenti scientifici, osservare gli animali del mondo nel loro habitat o visitare oscuri luoghi a caccia di delitti e fatti spaventosi... buuhhh!!
E infine... una caccia al coniglio di Pasqua e alle uova di cioccolata! Appuntamento al Cafè Cottage Gardeners.

PER LA NANNA
Ci sono tantissimi hotel in cui i bimbi sono i benvenuti a prezzi vantaggiosi! Preferite avere la vostra cucina? Così la mamma può preparare i vostri piatti preferiti anche lontano da casa! Le alternative sono tantissime, ci sono appartamenti e hotel che offrono camere + cucina. Lasciate scegliere a mamma e papà un bell'albergo vicino al Tubo, potrete permettervi di camminare pochissimo!

PER LA PAPPA
Beh, la regina Betta ama gli hamburger quanto noi e nel suo regno sono davvero ovunque! Provate anche il fish&chips, pesciolini fritti e croccanti patatine... mmm! Delizioso!
Da golosona, posso assicurarvi che troverete ottime torte multi-strato e biscotti super-gnammi! Attenti alle abbuffate quindi!
Un consiglio? Una capatina da Harrods, il reparto panetteria, dolci, rosticceria, ecc è davvero eccezionale!

PER MAMMA E PAPA'
In cerca di altre idee? Provate con questo click!

12.4.11

Formaticum: viaggio alla scoperta dei sapori

INVITO A
Per tutti i mini-viaggiatori desiderosi di visitare un luogo incontaminato, in cui il tempo sembra essersi fermato, ma con tante possibilità di sport e avventure giocose! Un'ottima proposta per la gita fuori porta con mamma, papà e Fido e magari con i nonni!

INFORMAZIONI GENERALI
Si ringrazia www.pieroweb.com
Formaticum è il regno di re Caseus e si trova sul finire delle verdi pianure di granoturco,sulle prime alture della Valle Stretta. Pochi viaggiatori riescono a superare i valichi che permettono di accedere alla Valle Stretta, un luogo in cui il sole regala i suoi raggi a lungo, l'erba cresce fitta nei prati e le mucche se ne cibano tranquille e serene, producendo il miglior latte del mondo. Grazie a queste condizioni così favorevoli, gli abitanti di Formaticum possono preparare un prelibato formaggio a pasta morbida e cremosa, la specialità che rende re Caseus molto orgoglioso. 
Il clima è piuttosto mite d'estate e molto freddo durante l'inverno quando, anche le mucche, si ritirano al tepore delle loro stalle, al caldo e all'asciutto grazie al legno robusto. In Primavera, le piogge sono molto frequenti e qualche ultima spolverata di neve può arrivare anche a stagione ormai inoltrata. La sera le temperature si abbassano molto, a causa della brezza fresca portata dalla valletta del Fiume-Latte, che nasce dalle antiche rocce delle Fredde Montagne.
Sono due i centri maggiori del regno, ma visitare i piccoli borghi disseminati sulla costa delle Fredde Montagne è un'esperienza indimenticabile!


PER NON ANNOIARSI
Chi ha detto che in montagna ci si annoia? Nel regno di Caseus non è per niente vero! In ogni stagione dell'anno, le antiche tradizioni diventano un'occasione per conoscere, imparare e scoprire la natura, la storia e i buonissimi prodotti della terra. Per questo, ci sono sei itinerari dedicati al formaggio, alle chiesine, all'ecologia e tanto ancora, dovrete solo scegliere quello che fa per voi e magari, farvi accompagnare da uno degli Esperti, l'ordine delle guide del territorio di re Caseus. Gli Esperti sono potentissimi maghi, profondi conoscitori delle storie più antiche e in grado di condurvi in luoghi inesplorati!
Per far imparare i segreti della vita del vaccaro o il processo di preparazione del formaggio, Caseus ha ingaggiato i Saltimbanchi del regno del Panetun perchè registrassero dei video-corsi, visibili nelle stazioni del regno di Formaticum. Inoltre, ci sono escursioni e visite per tutti, anche per la vostra classe! Chissà, qualcuno di voi potrebbe rimanere affascinato dal mestiere bergamino e decidere di trasferirsi in alpeggio con la propria mandria!
Passeggiate, escursioni trekking e in mountain-bike, feste tradizionali legate alle stagioni, danze, sagre e tantissime attività!

PER LA NANNA
Si ringrazia www.pieroweb.com
Nel regno di Formaticum, l'abitazione tipica è la baita con il tetto in pietra, perchè non dormire in una di queste? Il calore e il riparo di un rifugio antico, il profumo del latte appena munto nella cucina con un grande camino e tanti buoni biscotti da inzuppare nel latte. Un tuffo nel fieno per rilassarsi e giocare alla lotta e tanto divertimento nella sala delle scoperte. Dimenticate i videogiochi a casa amici! Qui c'è tanto divertimento, natura e avventura! Ogni mattina, aprendo le griglie della vostra baita, il sole farà capolino mostrandovi il verde brillante di prati dove ruzzolare, correre e anche sporcarsi (la mamma non dirà nulla!) allegramente!

PER LA PAPPA
E' vero, siamo in molti ad avere qualche dubbio sul gusto dei formaggi... Quindi, prima di pranzare in una delle antiche taverne della Valle Stretta, sarà meglio visitare le aziende in cui Caseus ottiene i suoi prodotti migliori! In questo modo, potrete comprendere ogni ingrediente delle forme sapientemente preparata dai casari. Le antiche ricette vengono tramandate e custodite, così come le tecniche di allevamento delle dolci e placide mucche, le amiche più preziose della Valle e dei suoi abitanti.
Dopo questa visita, scegliete la vostra taverna e assaporate i piatti al sapore di formaggio, sarà tutto un altro gusto!

PER MAMMA E PAPA'
Il regno di Formaticum in un click !

21.3.11

Il monte polenta

In una domenica pomeriggio qualunque, un pallido sole di fine inverno illuminava gli alberi ancora spogli e infreddoliti. Carola se ne stava nella sua stanza a giocare con Plume, il suo levriero, quando la mamma la chiamò dalla cucina:
- Carola!! Sei pronta? Dobbiamo andare!
Come ogni domenica pomeriggio, alle 13.50 Carola e i suoi genitori si stavano preparando per andare a trovare i nonni in città e purtroppo Plume dovette restare a casa, per via dell'allergia della nonna. Così, Carola lo prese in braccio, lo accoccolò nella sua coperta a pois, gli stroppicciò il musotto e gli sussurrò che sarebbe tornata presto. Plume seguì i suoi gesti attento, con le sue orecchie leggere sospese a mezz'aria: l'acqua nella ciotola, qualche croccantino, l'osso sistemato a fianco della coperta e la portafinestra socchiusa, in modo che potesse uscire a dare uno sguardo al giardino e a quella giornata di metà marzo. Era ora di partire!
L'auto era carica di pacchetti per il compleanno della nonna e in una scatola di cartone verde acqua era riposta la magnifica torta al cioccolato che la mamma aveva fatto preparare alla pasticceria più squisita del loro paesino. Carola la immaginava dentro la scatola, con la copertura lucida e i fiorellini di zucchero azzurri, la farcia morbida al gianduia e le gocce di cioccolato fondente nella pasta... mmmm! Con quel dolce pensiero, Carola si addormentò in un sonno tranquillo, pieno di splendidi sogni.
Una leccatina dopo l'altra, Plume svegliò la sua padroncina che, sorpresa, cercò di riabituare gli occhi al sole del pomeriggio. Ma Plume, che cosa ci faceva con loro? Mamma e papà, seduti su una panchina poco distante, chiacchieravano con i nonni, mentre lei e Plume se ne stavano sdraiati su una morbida coperta scozzese, all'ombra di un'alta betulla. Davanti a loro il terreno si innalzava dolcemente, formando il Monte Polenta, una cunetta in mezzo al parco delle mura, così chiamato per via del colore della terra sulla sua cima priva di erbetta. Osservandolo da vicino, il Monte sembrava davvero imponente, quasi come una collina vera! Carola non aveva mai notato quanto fosse grande, nonostante andasse in quel parco da molto tempo. Mentre faceva questi pensieri, la bimba non dava retta a Plume, il quale, scodinzolante, correva in lungo e in largo attorno ai piedi della collinetta. Non ottenendo risposta dalla sua padroncina, Plume le piombò addosso riempiendola di baci e interropendo i suoi pensieri.
- Ok Plume, vengo, andiamo a vedere ciò che hai trovato e per quale ragione fai tutto questo baccano...
- Non crederai mai a quello che ho visto!
- Bene, adesso mi fai vedere e... Oh mamma! Ma ma...
Plume la guardò con i suoi occhi neri vispissimi e acquattandosi a terra, la invitò a seguirlo. Carola ancora un po' confusa da ciò che avevano sentito le sue orecchie, gettò uno sguardo alla panchina dove la sua famiglia continuava a chiacchierare tranquillamente. Tutto era così incredibile, ma Carola decise di seguire Plume e verificare la sua scoperta. Girando attorno alla collina, sotto un cespuglio di siepe i due trovarono una grande buca, simile a quelle delle marmotte in montagna, ma molto più ampia. Senza esitare Plume si infilò all'interno della buca, seguito a ruota da Carola che, curiosa, era ben decisa a proseguire. Dopo qualche dozzina di passi nel buio più completo, Carola aprì i grandi occhi blu in un ambiente mai visto prima.
Una luce dorata e calda illuminava le immense volte della grotta, le colonne altissime, decorate con capitelli e le immense lastre del pavimento. Nell'aria c'era un profumo gradevole, così intenso da poterlo assaporare, tanto che Plume si leccava i baffi come se avesse l'acquolina in bocca. Quell'odorino ricordò a Carola i pranzi domenicali, la tavola imbandita e... qualcosa che proprio non riesciuva a delineare. La maestosità e il silenzio di quel luogo lasciò i due compagni di gioco a bocca aperta... Con un po' di esitazione, Carola e Plume mossero qualche passo, cominciando a sbirciare qua e là, senza capire dove potessero trovarsi. Tutto risplendeva di un giallo dorato, ma la luce non proveniva da nessuna fonte luminosa. Non c'erano candele, nè lampadari o torce, era come se filtrasse dalle pareti, anch'esse molto strane perché più simili a spugne che a muri in pietra o in cemento. Dopo molto vagare fra le colonne dell'immenso salone, Carola si rendette conto di non avere più al suo fianco l'amico fedele:
- Plume! Plume! Ma dove ti sei cacciato? Plume! Uffi, si mette sempre nei guai e io resto sola... in questo posto tutto giallo, senza nemmeno sapere dove possa essere finita... Plume, dove sei Plume?!
In fondo al colonnato, sulla parete opposta all'ingresso del salone, Carola intravide la coda del suo cagnilino infilarsi in un piccolo portone, o meglio, sembrava lo sportello di un forno più che un portone...
Carola cominciò a correre per seguire Plume e quando superò lo stesso sportello, si trovò in un'altra sala immensa, in cui al centro il pavimento... bolliva! Un piccolo camminamento permetteva di fare il giro della sala circolare, ma al suo centro il materiale spugnoso di cui era fatta tutta la grotta ribolliva piano piano, rilasciando grandi nuovole di vapore caldo. Il profumo che avevano sentito nella sala con le grandi colonne, qui era fortissimo e accese il ricordo mancante di Carola: la polenta! Tutta la grotta era rivestita di morbida e calda polenta gialla! Plume, con il suo olfatto da segugio, aveva già approfittato e comodamente seduto lungo il bordo della sala circolare, aspettava soddisfatto che il ribollire della polenta ne facesse strabordare un poco, per mangiarsela in un sol boccone! Mentre Carola prendeva posto accanto a Plume, intravide qualcosa di colore scuro emergere dalla polenta. Solo quando una di queste creature si arrampicò sul bordo del grande paiolo, Carola si rese conto che si trattava di piccoli funghetti in grado, non solo di muoversi, ma persino di parlare!
- Buongiorno cari amici, benvenuti nel Monte Polenta, un resort vacanze per personcine ben selezionate! - disse il funghetto con tono altezzoso.
Carola, ancora incredula, rispose gentilmente al funghetto con un saluto cordiale e Plume gli diede una bella leccatina di benvenuto.
- Sarete miei ospiti ogni volta che lo desidererete: potrete fare rilassanti bagni di vapore qui nel Paiolo turco, oppure farvi una nuotata nella Pirofila esterna, in cui la polenta raggiunge una temperatura molto gradevole, adatta al nuoto e agli sport acquatici, sapete ci sono anche dei corsi di polenta-gym! Ma ora seguitemi, vorrei mostrarvi le vostre stanze - il funghetto s'incaminnò verso una scaletta, che li condusse nella hall di quello che sembrava un vero hotel di lusso. Prese una grande forchetta e proseguì su un'altra rampa di scale.
- Eccoci, questa è la vostra suite, per aprire la porta, inserite la forchetta nella serratura e mangiatevela! Sono certo che il vostro soggiorno, presso il nostro resort, sarà delizioso! - così dicendo scomparve in una parete che lo sommerse. Carola e Plume non se lo fecero ripetere e mangiata la serratura, aprirono la porta della loro meravigliosa camera: un lettone gigante rotondo si trovava al centro e davanti a una finestra immensa, c'era una ciotola idromassaggio! Giocattoli, ossa per Plume, nutella da spalmare su tutta la stanza per poi gustarsela comodamente sdraiati sulle sedie del terrazzo, c'era tutto quello che avrebbero potuto desiderare! Se qualcosa fosse mancato, puntando un timer come quello del forno della mamma, era possibile chiamare il servizio in camera.
Dopo essersi pappati gran parte della loro stanza, che ovviamente si rigenerava al'istante di nuova e morbida polenta al formaggio o con l'arrosto, Carola uscì sul grande terrazzo e vide mamma, papà e i nonni seduti sulla panchina. Ma non si erano accorti che lei e Plume non erano più lì? Tanto meglio, avrebbe potuto godersi il suo soggiorno al Monte Polenta Resort! Proprio in quel momento, il funghetto bussò alla porta della suite e annunciò che sarebbe stato grato di avere Carola e Plume alla cena di gala, organizzata quella sera. Sembrava un'idea fantastica! Così, dopo un pomeriggio rilassante, i due amici si presentarono puntualissimi nella hall dell'hotel, in attesa di sapere dove si sarebbe tenuta la grande cena. Il funghetto non mancò l'appuntamento e li guidò fino al Vassoio di Gala, il ristorante dell'hotel. La cena fu splendida, soprattutto perchè superò le aspettative di Carola, convinta di continuare a mangiare polenta per tutta la sua permanenza al monte. Invece, la tavola era imbandita di ogni leccornia: pasta, risotti, insalate, verdurine al vapore, pesce e dolci! Anche se tutto sembrava fatto di polenta, il sapore e la consistenza dei cibi era la stessa del mondo reale. Dopo la cena, il funghetto che li aveva accompagnati e assistiti durante tutta la giornata, si alzò e richiamò l'attenzione di tutti i presenti:
- Buonasera a tutti e grazie per essere qui questa sera. E' con onore che consegno questo riconoscimento ai nostri ospiti di oggi, Carola e il suo fidato Plume. Sempre meno spesso osserviamo un rapporto così meraviglioso fra una creatura umana e un rappresentante della natura e quindi con vero piacere consegnare la Ciotola D'oro ai due amici! Prego, venite!
Carola era rossa dall'imbarazzo, ma Plume spinse il suo naso umido nella mano della bambina, che si convinse e si avvicinò al funghetto per ritirare il suo premio. Il funghetto spiegò che la Ciotola era un regalo molto prezioso, in grado di trasportare i due amici in luoghi meravigliosi, proprio come il Monte Polenta, senza che nessuno dei grandi potesse accorgersi della loro mancanza. Ogni volta che Carola avesse servito un po' di polenta al piccolo Plume, la Ciotola si sarebbe attivata per far viaggiare i due amici. Carola ne era entusiasta e Plume ancor di più: la Ciotola sarebbe stato un ulteriore modo di mangiucchiare qualche spuntino extra :) Ringraziando mille e più volte tutti i presenti, Carola e quel mangione di Plume si ritirarono nella loro magnifica suite e forse per il pasto troppo abbondante o per tutti quei trattamenti rilassanti, ceddero in un dolce sonno ristoratore.
Quando Carola si svegliò, si trovava sul divano a casa dai nonni e Plume non era con lei. Al primo istante, ne restò delusa, convinta che tutta l'avventura di quel pomeriggio fosse solo un lungo sogno. Poi, quando si sedette a tavola per la cena, capì che si sbagliava. Il nonno la chiamò dal salotto per accompagnarla a lavare le mani e le diede un piccolo pacchetto giallo:
- Questo è un pensierino, l'ho vista ieri al negozio e ho pensato a te e a Plume - disse il nonno con un bel sorriso, grazie alla sua nuova dentiera fiammante.
Scartato il pacchettino, Carola trovò una bella ciotola gialla, con un aereo disegnato dentro, proprio uguale a quella ricevuta in dono alla serata di gala...

17.3.11

Buon compleanno...

La notte e il suo manto nero erano scesi già da qualche ora sulla città. I palazzi imponenti se ne stavano al loro posto, fissando dall'alto le strade, le piazze e i vagabondi in cerca di riparo dal gelo di fine inverno. Una pioggerella fitta e sottile batteva sui tetti delle case, tintinnava sui vetri delle finestre e faceva luccicare l'asfalto dei viali. La luna e le sue stelle, quella notte, se ne erano andate altrove, su e ancora più su, sopra le nuvole scure. Qualche colombo si rintanava sui cornicioni, speluccando le briciole di Piazza Duomo, controllando guardinghi i propri compagni. Nessun rumore, solo qualche risata in lontananza, forse da Brera e dai suoi caffè e i cartomanti misteriosi. La notte.
Beppe dorme nella sua stanza. Le persiane sono socchiuse e tracciano linee oblique sul parquet di rovere chiaro. I giocattoli riposano nei grandi contenitori in plastica trasparente dell'Ikea, con i loro occhi neri sbarrati sul mondo. Ad un tratto un colpo di vento muove la persiana e la luce del lampione raggiunge il viso addormentato di Beppe. Un sussulto e il bimbo si sveglia impaurito, restando seduto nel buio. Stroppicciando gli occhietti verdi, sbadiglia ancora assonnato e abituando gli occhi al nero della notte, comincia a scorgere qualcosa attorno a lui. Sotto ai suoi piedini avvolti dalle babucce della Disney, sente un freddo insolito, pungente e intenso. Davanti a lui, un grande tubo colorato si infila nel pavimento e... risbuca sotto di lui. Senza ancora capire, Beppe è a cavalcioni sopra il grande filo metallico, che tumultuoso si libera del suo grande ago e comincia a correre nell'aria fredda e umida della notte. Incredulo e muto, Beppe non sa che fare. Il filo si alza e corre sempre più veloce: attraversa tutto il parco e gira attorno alla Torre, sopra il Castello fino al Teatro. Sopra la piazza, dove si ferma e Beppe saluta il grande Maestro, che... risponde al saluto inclinando il capo. Gli occhi di Beppe sono sgranati sulla statua, ma ecco che il filo riprende vita e corre ancora sopra la città. Il Duomo, le guglie, la piccola Madonnina e via nel vento. E' troppo veloce e gli occhi di Beppe si stringono in una piccola lacrima, che con un rintocco cade sopra il grande cimitero addormentato. Beppe sente un po' di calore, riapre i suoi occhi e vede un grande pegaso, immobile davanti a lui. Beppe guarda in basso e vede la grande piazza del Duca, con spavento abbraccia il pegaso, che strizzando uno dei suoi occhi freddi, prende il volo, sfrecciando all'interno della grande stazione. Dentro tutto tace, ma d'improvviso si alza il canto tricolore di un uomo con le guance arrossate da un buon vinello. Beppe sorride e canticchia senza voce il canto maestoso, imparato a scuola per Storia. Il pegaso scompare e il bimbo si trova seduto sopra una delle immense porte della stazione. Da lontano un grande trambusto, arrivano i treni? Dai binari si scorge qualcosa con i primi spiragli di sole. Nel chiarore di un'alba fragile e gelata, uno stuoio di mille suonatori intonano il grande inno, che da un eco lontano si fa un rombo sicuro, tonante e preciso. La stazione si riempie di note, colori e bandiere. Beppe vede tutta la scuola, la gente, i compagni e pendolari. Tutti cantano in coro e chiudono gli occhi in un sogno, che oggi si chiama Italia...

24.2.11

La camomagica


C’era una volta un vecchio paesello, inerpicato sui pendii di una stretta vallata. Qui abitavano ormai poche persone, perchè chi aveva potuto si era trasferito più a valle dove c’erano tutte le comodità. Di bambini non ne rimanevano molti se non Lea, che abitava con i nonni anziani e tanto affezionati al loro paesino da non volerlo abbandonare. La città era troppo caotica per le loro menti stanche e  anche troppo costosa. Così, soltanto in estate il paesello si ripopolava dei villeggianti dalla città.  Le loro case, rimaste chiuse per tutto l'inverno, si riaprivano al vento frizzante di giugno e Lea, finalmente, rivedeva il suo grande compagno di avventure: Pietro, un bimbetto vivace che trascorreva le vacanze al paesello con la sua famiglia.
Un giorno, i due amici si addentrarono più del solito nel bosco in cui giocavano sempre. In quella parte di foresta, le piante erano più fitte e scure, tanto che del cielo si potevano scorgere pochi ritagli celesti fra i rami degli alberi centenari. Per fortuna il sentiero era l’unica cosa che si continuava a vedere, era come brillante in quell’oscurità. E così, da un passo all’altro l’intreccio di alberi e liane si sbrogliò e davanti agli occhi sgranati dei due bambini si aprì una radura luminosa e verdeggiante. L’erbetta era fresca e morbida e pareva fosse stata appena tagliata. Degli alberoni  si stagliavano verso il cielo, a distanze perfettamente uguali, formando un grande cerchio tutt’intorno. Al centro poi, c’era una sorta di aiuola, piena di fiori variopinti e bacche lucidissime. I due golosoni si avvicinarono subito e mangiucchiando una mora di qua e un lampone di là, ben presto raggiunsero il centro di quella bella aiuola.
- Ehi Lea! Questo spuntino mi ha fatto... yawn... venire sonno.
- Già, sono... yawn... stanchissima anch'io. Forse potremmo riposarci un attimo, yawn, questi fiori sono così... yawn... morbidosi...
Risvegliandosi quasi di soprassalto da quel torpore, Lea e Pietro si ritrovarono insieme, ma la bella aiuola colorata e morbidosa aveva lasciato spazio a un gigantesco lettone soffice, al centro di una cameretta tutta in legno. C’erano scaffali molto più piccoli del letto, in cui erano riposti ordinatamente dei librotti di fiabe della buona notte e carillon per far addormentare i più piccoli . Il pavimento era ricoperto di soffici cuscini tutti sulle gradazioni del blu e dei toni del celeste. Aprendo un armadio i due trovarono molti pigiamini e camicie da notte, con tanto di cuffia e calze abbinate. Sui comodini ai lati del letto c’erano due piccole luci soffuse e diverse tazze di camomilla Dolci Sogni, così riportava l'etichetta della bustina.
Stavano ancora guardandosi in giro disorientati, quando un omino bassetto e rotondo, in camicia da notte fino ai piedoni inciabattati, gli offrì uno sdentato sorriso e disse:
- Benvenuti a Città del sonno!
 Senza aspettare un loro commento, si avviò per un lungo cunicolo scuro, che si intrecciava con molti altri. Pietro e Lea si avviarono subito dietro di lui, per seguirlo, ancora increduli dell'accaduto. Le pareti di quei lunghi corridoi sembravano infinite spirali viola sulle cui pareti erano appesi giganteschi ritratti di persone beatamente addormentate. Lea e Pietro si guardarono senza riuscire a dire nulla. Poi un risolino scappò ad entrambi per la buffa cuffia rossa, in tinta alle ciabattone, della loro stranissima guida.
Dopo aver camminato per ore, o per lo meno a loro così sembrò, sbucarono finalmente alla fine del tunnel e rotolarono giù per uno scivolo che li portò all’interno di un grosso recinto pieno di... pecore! L’omino atterrò con leggerezza sui due piedoni ed esordì:
- Questo è il Reparto di Smistamento Pecore, quelle che voi umani contate per addormentarvi. E’ nostro compito ricontarle e condurle ai Canali Sonnolenti dove, attraverso appositi battelli, possano tornare da voi, in modo che possiate ricominciare a contare.
Dallo scivolo, intanto, continuavano a rotolare nuove pecore, che venivano diligentemente contate da omini praticamente identici al loro accompagnatore . L’omino era molto serio e orgoglioso, perciò i due monelli decisero di stare in silenzio ed ascoltare quieti.
Dopo aver dato un'occhiata nei diversi recinti, l’omino prese tre pecore, ne cavalcò una e invitò i due ragazzi a fare altrettanto: Lea riuscì subito a imitarlo, mentre Pietro ebbe qualche problema in più, ritrovandosi persino con le spalle verso il senso di marcia! La compagnia partì e l’uomo si diresse verso una collina in fondo al prato dei recinti di smistamento. Lassù c’era una specie di stabilimento tutto argentato e dalla ciminiera più alta sbuffavano di tanto in tanto nuvolette simili a quelle dei fumetti. Lasciata la loro cavalcatura (che se ne ritornò sgambettando ai recinti), l’omino li condusse al portone d’ingresso, su cui stava scritto: Fabbrica dei Sogni, ingresso consentito ai felici. L’omino aprì il portone con una tessera magnetica a forma di letto e li fece entrare dicendo:
- Questo è il reparto più importante. In questo luogo fabbrichiamo i sogni. Meglio raggiungere subito la Sala Produzione.
Si avviò a passo svelto, seguito dai due ospiti, per corridoi, dove invece dei tappeti a cui tutti siamo abituati, si dipanavano lunghissime lenzuola, di morbida flanella. Entrarono nella Sala Produzione dove era tutto uno sbuffare di nuvolette.
- Vedete, questa zona è collegata alla Sala Elaborazione, dove vengono elaborati i desideri dei bambini buoni, per poi essere tramutati qui in sogni consumabili la notte stessa, eh eh, siamo molto veloci ed efficienti! Si stava già avviando oltre, quando Pietro notò un grosso tubo nero che vorticava per aria, con un vocino chiese: - Quello che cos’è signore?
- Per tutti i letti a castello! Quello è il tubo della paura! Da lì arrivano con pecore express le paure dei bambini cattivi e noi produciamo con quella macchina nera incubi per educarli! Ma cari, questo non è il vostro caso, dobbiamo correre dal Sindaco!
Uscirono dalla fabbrica e questa volta ad aspettarli c’era un SonnoBus come disse l’omino. Salirono e cercarono i posti migliori, ovviamente quelli in fondo. Appena toccarono i sedili di quella vettura (comodi quanto i loro lettini a casa) caddero in un sonno soave, sognando molti mondi da esplorare e tesori da scoprire e si svegliarono solo con il trillo di una sveglia, l’omino aveva infatti richiesto di fermarsi.
Erano arrivati al Municipio della Città del Sonno. Si trattava di un altissimo grattacielo, ma fatto come un gigantesco letto a castello, di cui davvero non sembrava potersi intravedere la cima. L’omino estrasse dalla sua cuffia da notte una minuscola chiave con tanto di portachiavi tintinnante (ovviamente si trattava di cuscini tintinnanti!). La loro guida osservò la gigantesca sveglia sulla facciata e affermò :
- Lea e Pietro, mi dispiace ma devo rientrare al lavoro, pertanto vi lascio in compagnia del nostro Sindaco, non appena terminato il vostro appuntamento, il Sonnobus sarà qui fuori per riportarvi a casa! Arrivederci! - E così dicendo scomparve in un guizzo.
I due bambini, un po’ intimoriti, entrarono nell’edificio. Al banco informazioni sedeva un omino come la loro guida, che li aveva appena lasciati. Appena li vide, indicò con la sua manina tozza la grande scala a sinistra. I milioni di gradini li condussero esattamente fuori dall’ufficio del Sindaco. Il campanello era una sveglia e per poter suonare era necessario caricarla con l’ora d’arrivo: il meccanismo rispose subito ai comandi e la sveglia trillò allegra. La porta si aprì automaticamente. La stanza, da letto s’intende, era tutta ricoperta da trapunte variopinte, i tendoni erano lenzuola di cotone colorato…ma…nella stanza non c'era nessuno. Fermi immobili al centro della stanza, sentirono provenire dal letto un leggerissimo russare, lento e costante. Si stavano avvicinando al lettone, quando dalle coperte sbucò fuori un bambino, più o meno della loro età:
- Ciao! Io sono il Sindaco della Città del Sonno!
- Coome?! Tu? - Esclamarono Lea e Pietro in corso.
- Vi ho mandati a chiamare perché siete due ragazzetti birichini, ma molto buoni! -
Pietro lo guardò incredulo. L’altro bimbetto gli rispose con un sorriso malandrino, per scomparire in una leggerissima nuvola bianca e ripresentarsi con le fattezze di tutti gli altri omini, anche se molto più vecchio.
- Era per mettervi a vostro agio… Insomma, veniamo a noi, come dicevo, voi siete stati eletti Bambini-Buoni dell’Annosonno, perciò avete diritto al vostro premio…che, ecco, è qui da qualche parte… ah sì, ehm no. Reeella!! Quella pecora mi scompiglia tutto il mio disordine, ah! Eccolo! Ce l'avevo in tasca!
L’ometto gli si avvicinò e gli fece cadere tra le mani una manciata di polverina gialla.
- Questa è Camomagica, scioglietela in acqua bollente e bevetene un sorso ogni volta che vorrete tramutare un vostro sogno in realtà! Ve la metterò nel Magicosaccoletto-non-finisce, in modo da averne una bella scorta!
Il Sindaco li guardò sorridendo,  mostrando una bella boccuccia senza nessun dente. Non aveva ancora finito di sorridere che cadde di nuovo addormentato, la sveglia all’ingresso suonò di nuovo e Lea e Pietro capirono di doversene andare. Uscirono di corsa con i loro Magicisacchiletto-non-finiscono e salirono in fretta sul  SonnoBus che, in un viaggio di sonno, li riportò ai loro letti, dove si risvegliarono stringendo fra le mani un saccoletto, come quelli da campeggio.
Lea e Pietro decisero di non condividere con nessuno il loro meraviglioso segreto, sicuri che non ci sarebbe stata persona in paese che avrebbe potuto credere al loro racconto! Lea, che tanto amava i suoi nonni, decise di regalar loro un po' della sua Camomagica, divertendosi a veder realizzare i sogni dei due anziani. Entrambi si guadagnarono una bella dentiera con cui divorarono subito una stecca di croccante alle mandorle! Poi, il nonno sognò una radio per ascoltare l'opera di tanto in tanto, mentre la nonna optò per un tecnologico robot da cucina, con cui preparò litri di dolcissima marmellata ai mirtilli del bosco.
Nessuno in paese si chiese come certe cose potessero avvenire, i grandi non badano ai cambiamenti o alle piccole sfumature. I bimbi e gli anziani sì, godendo anche dei relativi vantaggi.