Scrivere è sempre nascondere qualcosa, in modo che poi venga scoperto.

- Italo Calvino -

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21.7.11

A caccia di gnomi



Questa mattina io e Sbirro siamo usciti prestissimo, perchè avevamo un'importante missione: trovare gli gnomi da vaso.
Sbirro indossava la sua pettorina, io il mio cappello da cacciatrice di gnomi e scarpe anti-impronta e anti-rumore. Eravamo ben equipaggiati.

Abbiamo iniziato a cercare nei vasi dei ciclamini, per vedere solo qualche gnomo scappare via a gambe levate.




Li abbiamo inseguiti nel prato, fidandoci dell'olfatto infallibile di Sbirro. Senza risultati. Qualli scappavano in ogni direzione, era tutto un brulichio di cappellini a punta! Sbirro impazziva!













Dato la grande fatica, ci è venuto un certo appetito, così Sbirro si è gustato un buon filetto di pesce e io un cestino di succosi lamponi... conditi con confetti colorati e gelato al fiordilatte!
Alla fine della giornata, ci siamo ritrovati esausti sul nostro divano, nella Casa di Vetro... con un minuscolo libricino rivestito di seta rossa, chiuso da una margherita. Ma eravamo così stanchi da non riuscire nemmeno ad aprirlo...
In un batter d'occhio Sbirro era già caduto nel mondo dei sogni...
...e io con lui.

Vi aspettiamo domani sera per la pubblicazione inedita del manoscritto di seta rossa, chiuso da una margherita! Scopriremo insieme di che si tratta! Mi raccomando, ricordate i pop-corn!


15.5.11

Meteo e il Lunalabo

Meteo nel Lunalabo - viaggio di andata
C'era una volta un laboratorio di un grandioso e pazzo scienziato, che da tempo aveva deciso di vivere sulla Luna. Lo scienziato amava la notte e tutto quello che di notte accadeva e adorava persino il silenzio di quelle ore buie e scure. Trascorreva intere nottate a osservare le stelle ed era innamorato dell'astro che di notte risplendeva nel cielo stellato: la Luna. Così, una bella notte d'estate, decise di progettare un razzo, dotato di ogni comodità e trasferirsi sulla Luna, dove la notte era assicurata, così da non doversi più rinchiudere nel suo polveroso e sgangherato scantinato, durante le ore di luce.
Il viaggio fu un po' tormentato. Innanzitutto, il suo gatto-leopardo soffriva il mal-di-razzo perciò seguitò a lamentarsi per il senso di nausea, il mal di testa e i capogiri. Inoltre, le turbolenze fra uno strato gassoso e l'altro provocavano una considerevole vibrazione, per non dire insistenti scossoni in tutto il razzo. Lo scienziato, dal canto suo, passò il viaggio tranquillo, ascoltando in cuffia l'ultimo album di lirica comprato su i-Tunes, seguito da uno di hip-hop, scaricato fra le novità in omaggio. Meteo, il gatto-leopardo dello scienziato, tentò in tutti i modi di attirare l'attenzione del suo padrone, ma proprio non riuscì a distorglielo dalle sue scartoffie. Dapprima si mise in disparte, lamentandosi e lagnandosi, minacciando di gettarsi dall'oblò del razzo, per sguggire a quel malessere continuo e implacabile. Niente. Poi, decise di avvicinarlo con le sue fusa invitanti e il suo strofinarsi leggero, facendogli sentire la setosa morbidezza del suo pelo. Niente. Infine, miagolò e giocherellò, saltò sulle sue carte e sui suoi strumenti, sulla tastiera del computer e sui comandi di emergenza (appositamente tarati per non scattare alla pressione del peso del gatto). Niente. Anzi, l'unico gesto fu prendere il gatto e posarlo a terra, per liberare le carte e continuare a studiare e scribacchiare appunti in matita, a ritmo di hip-hop.
Notoriamente, un laboratorio scientifico è un luogo pulito, ordinato e organizzato. Il laboratorio del vecchio scienziato e di Meteo non rispecchiava in alcun modo questo ideale di luogo asettico e altamente hi-tech.
Prima di tutto, questo laboratorio si trovava in luogo inusuale e quantomeno inaspettato: la Luna. E' vero, l'uomo calpestò il suolo lunare nei mitici anni '60 del secolo breve, ma l'umanità non per questo si è trasferita sul satellite con baracca e burattini... no? Pertanto, Meteo e il suo padrone erano indubbiamente un po' eccentrici...
In secondo luogo, questo laboratorio era del tutto particolare a causa del suo proprietario, un vecchio scienziato pazzo, da secoli impegnato in un'impresa epica: la trasfoemulasintesi umana. -.- Fortunatamente, con lui viveva anche il suo fidato gatto bengala, Meteo appunto, così intelligente da possedere il dono della parola e ormai spazientito dalle bizzarrie del suo padrone umanoide. Il gatto aveva imparato ad accettarlo e tutto il suo sconforto si limitava a un piccolo sospiro, guardando fuori dall'oblò del loro Lunalabo, il laboratorio lunare del vecchio scienziato pazzo. Anche Meteo aveva i suoi difettucci, però. La sua rara bellezza lo aveva reso molto egocentrico e viziato, perciò quando troppi ammassi di cirrocumuli si adagiavano attorno al Lunalabo, Meteo diveniva tremendamente lagnoso e vittimista. Restava un compagno indispensabile e brillante per il vecchio scienziato.
Infine, Lunalabo era vivo. Insomma, aveva straordinarie capacità di movimento, poteva commentare le ipostesi del suo ideatore, rispondere alle battute sarcastiche del buon vecchio gatto bengala e di stare ore e ore su Facebook, bighellonando e spiando vecchie conoscenze terrestri: forni a microonde, autolavaggi meccanici e sistemi di produzione complicatissimi e per questo con una tremenda puzza sotto il naso!!
La piccola comunità scientifica trascorreva le giornate in modo ripetitivo e noioso. La mattina il primo a svegliarsi era Lunalabo. Dopo essersi stiracchiato e sgranchito le zampe metalliche snodabili, si occupava di preparare la colazione: macinato di quaglia intera per Meteo, un uovo crudo e un bicchiere di latte per il vecchio scienziato. Lunalabo si accontentava di qualche sasso KREEP trovato in giro. Dopo aver fatto colazione, il vecchio scienziato iniziava la sua giornata di studio ed esperimenti, osservato e aiutato dal suo assistente, Meteo. Una pausa alle 12.37 terrestri, per cibarsi di scatolame proteico e rimettersi al lavoro dopo esattamente 14 minuti e 16 secondi, Meteo l'aveva cronometrato e il tempo per il pranzo era sempre lo stesso. Lunalabo si occupava anche della cena e qualche volta, dopo aver ingoiato qualche altra dozzina di cibo in scatola, lui e Meteo si concedevano una piccola sfida, all'insaputa dello scienziato. Avevano tentato di riprodurre il gioco del ferro di cavallo, con gli scarti metallici dello scienziato, ma l'assenza di gravità non rendeva il gioco divertente. Così, dopo aver scoperto che l'ultima macchina per la trasfoemulasintesi umana  era un vero e proprio fallimento, ma che era utilissima come fucile di precisione, i due manigoldi se la spassavano facendo a gara nel colpire più stelle in un minuto! Vinceva sempre Meteo, ovviamente.
Un giorno, mentre era già trascorsa l'ora di pranzo, Meteo dormiva nella cabina senza gravità, che normalmente era utilizzata come palestra prima delle escursioni all'aperto, Lunalabo stava chattando su Facebook e lo scienziato lavorava initerrottamente da ormai due ore alla sua ultima versione della macchina per la trasfoemulasintesi umana. Ad un tratta un rombo assordante sconquassò la tranquillità di quel pomeriggio: BOOOOOoooOOOOOOooooOOOOOM! Che cos'era successo? Ogni lucina del Lunalabo era accesa e lampeggiava impazzita, Meteo correva a destra e a sinistra controllando gli strumenti, il vecchio scienziato, con la faccia ancora sporca di nero per l'esplosione, buttava i suoi appunti nell'aria, alla ricerca dell'errore. Un caos! In aggiunta, dopo qualche minuto di trambusto, la guarnizione posta fra la cabina palestra e il resto del Lunalabo, schizzò via, eliminando ogni gravità da tutto il caos del Lunalabo. Lo scienziato galleggiava da una parte all'altra, nuotando a rana e Meteo aveva le zampe tutte irrigidite e allargate per cercare disperatamente un appiglio a cui aggrapparsi. La situazione stava diventando ingestibile, anche perché ad un tratto, Meteo si rese conto che quello che nuotava a rana non era più il suo padrone, ma un grosso ranocchio verdastro...!! Non appena lo scienziato riacchiapò i suoi occhiali, vedendo la sua man, ehm, zampa verde, gridò vittorioso e pieno di gioia:
- Ce l'ho fatta!! Ce l'ho fattaaaaa!! Meteoooo!!! Ce l'ho fatta!!!
Era necessario rientrare sulla Terra. Siccome lo scienziato ranocchio non era in condizioni di guidare, così ebbro di felicità, Meteo prese i comandi, o ciò che ne rimaneva e fece rotta sulla Terra.
Ora, visti i considerevoli danni, il povero gatto fece del suo meglio per l'atterraggio, ma gli fu proprio impossibile evitare il 37 di via Delle Formiche, cioè casa mia.  Il Lunalabo è ancora infilzato nel mio tetto e penso che ci vorrà ancora un bel po' prima che verrà tolto, anche perchè la mamma che si era infuriata come una matta, si è molto calmata... in effetti credo si sia presa una cotta per il prof. Salleg, ovviamente dopo che lui ha riottenuto le sue sembianze umane! Anche lui non è da meno, benchè sia molto impegnato a riparare la sua macchina che presenterà all'Expò del 2015. Ha addirittura imparato l'italiano, o meglio Meteo gli ha fatto un corso accelerato e ora scrive bigliettini amorosi che svolazzano fino alla galleria d'arte di mamma... puah!
Ad ogni modo, per me va benissimo, il Lunalabo adora giocare con me a Barbie e Meteo mi risolve le equazioni, che gli giovano moltissimo nei suoi periodi di esaurimento nervoso. E poi nessuno dei miei compagni, anche quelli che hanno le case più belle, ha un razzo spaziale conficatto nella propria soffitta!

30.4.11

Il Villaggio dei Pescatori Innamorati



Il Villaggio dei Pescatori Innamorati -
Le altissime e colorate case storte
  C'era una volta un piccolo gatto color champagne, abbandondato dai suoi padroni e accudito da una famiglia di topini pescatori. Una volta divenuto più grande della sua tana, il gatto color champagne dovette lasciare la sua famiglia adottiva, così si mise in viaggio, per rincorrere il suo sogno di sempre: diventare il capitano di una grande nave. Il suo sogno, dopo molto girovagare, lo condusse fino alle spiagge di sassi di un paesino minuscolo, dove la montagna si tuffava a capofitto nel blu delle onde salate. Dopo aver percorso una lunga strada di curve anguste e continue, il gatto vide un piccolo cartello arruginito e lesse: "Villaggio dei Pescatori Innamorati". Il sogno si fece sentire forte dentro al gattino, che si convinse di essere sulla buona strada per realizzare, finalmente,  il suo desiderio, forse ancora racchiuso in un'ampolla o in un barattolo di quel piccolo paese.
Il villaggio dei Pescatori Innamorati sorge su uno scoglio, che chiude in un abbraccio il golfo della Poesia. Il villaggio è talmente lontano da tutto, che il gatto color champagne fu il primo a capitarci per caso, nessun'altro trovava la volontà di continuare quella strada così stretta e piena di tornanti.
Il gatto raggiunse finalmente il mare. Quel giorno di quell'aprile così normale, il gatto color champagne incontrò per la prima volta il mare: un profumo nell'aria, intenso e fresco, un turbinio spumeggiante di onde giocherellone e un paesaggio colorato di sole e pieno di energia frizzante. Il gatto guardò nel suo cuore e capì di essere giunto nel posto giusto, ora, avrebbe soltanto dovuto trovare la sua ampolla o il suo barattolo dei sogni. Perlustrò il paesino, ansioso di trovare ciò che cercava, perchè non avrebbe dovuto essere tanto difficile... il Villaggio dei Pescatori Innamorati era piccolissimo! Un giorno, mentre il gatto faceva questi pensieri passeggiando sul bagnasciuga, qualcosa o qualcuno piombò sulla sua testa, rovinando infine sulla spiaggia di micro-sassi colorati.
- Ciao! - disse il gatto
- SSSScussaaaaaaaaaaaaaaa! Io, io... non sssso davvero come sssssscussssarmi. - disse un gabbiano candido e grassotto.  Riprese: - Mi sssono persssso!
- Non preoccuparti, dove stavi andando?
- Io viaggio sssssecondo il vento, è lui che decide!
Il gatto lo guardò poco convinto... se era il vento a decidere... allora si era forse perduto anche il vento?! In effetti, prestando attenzione a quel pomeriggio di aprile, il vento non si sentiva e in un villaggio di mare, il che era molto strano. Parecchio strano. Questo bizzarro e inaspettato incontro sconvolse i progetti del gatto, che decise di aiutare il suo nuovo amico a ritrovare la sua rotta, ma prima di tutto la sua guida: il vento.
Gatto e gabbiano perlustrarono il porto, le barche dei pescatori, i retrobottega e persino la rimessa delle barche, dove queste se ne andavano a dormire durante la stagione fredda. Niente. Il gatto non sapeva proprio come aiutare il suo amico pennuto. I due nuovi compagni di avventure se andarono a zonzo per il Villaggio dei Pescatori Innamorati, salendo e scendendo per le minuscole scalette in pietra, scovando qualche sacco di prelibatezze per una buona merenda, curiosando nelle finestre delle vecchie case e nascondendosi dai monelli del paesino. Decisero di andare a riposare e l'indomani, svegliarsi presto, per essere agili e scattanti nella loro ricerca del vento. La notte scese dapprima sul Villaggio dei Pescatori Innamorati e quindi sulle profonde acque cobalto del mare, calmo e tranquillo. Il rumore dei ristoranti lasciò posto al silenzio buio della notte e tutti chiusero le finestre delle loro altissime e colorate case storte, per abbandonarsi a un sonno rigenerante. Quella notte, dalla barca verde del buon Duilio il pescatore, il gatto color champagne sognò di volare con il suo amico gabbiano. Dall'alto vide i tetti sgangherati delle altissime e colorate case storte e sbirciò nei comignoli per vedere se ci fosse qualcosa di gustoso da pappare. Volò sulla montagna, sul paese, sul porto e sul mare. Il mare. Al largo della costa, il profumo era ancora più intenso e il gatto lo respirò a pieni polmoni. Ad un tratto, il gabbiano prese a picchiettare il suo becco sulla testa del gatto, che gli chiese di smettere, ma quello continuò indisturbato. Poi, il gatto color champagne aprì gli occhi. L'amico pennuto lo fissava con i suoi occhietti neri, posti ai bordi del suo lungo becco color aranciata. Allora, capì che il suo volo era stato tutto un sogno, un sogno bellissimo, un... un momento. Ecco la soluzione!
Il gatto cominciò a correre, seguito dal gabbiano in volo, che faticava a stargli appresso. Corse fra i banchetti del mercato rionale, corse fra le gambe dei pescatori e superò il porto (abbandonando l'idea della sua colazione preferita: una bella sogliola fresca), corse sulle lastre grigie e quindi su per la scala grande, corse fino alla chiesina in cima allo scoglio e si fermò davanti al pesante portone che conduceva alla piccola torre campanaria, il punto più alto di tutto il Villaggio dei Pescatori Innamorati. Ecco dove si era cacciato. Il gatto color champagne ne era convinto. I suoi miagolii attirarono l'attenzione della signora gialla, la donna che vendeva le sue creazioni avvolta in un impermeabile giallo, sia che ci fosse il sole, sia che piovesse. Tutti la prendevano in giro per questo, ma il gatto trovava quella signora dolce e gentile e gli era già capitato di salire fino alla chiesina per osservarla lavorare con le conchiglie e gli altri regali portati dal mare. La signora gialla aprì il portone per il gatto, che corse su, su per il campanile e giunto sino alle campane, scovò uno sfilaccio di venticello del mattino, arrotolato sulla corda delle campane. Il gatto lo afferrò in bocca e lo condusse dal suo amico gabbiano, rimasto incantato dai lavoretti della signora gialla. Consegnato il vento all'amico, il gabbiano salutò entrambi e si alzò in un volo sublime, nel cielo fresco del mattino al mare. Il gatto, incantato dai vortici disegnati dal suo amico pennuto nell'aria, tornò con i piedi per terra e si rese conto di essere tornato solo e non aver fatto altro negli ultimi giorni, che rincorrere il sogno del gabbiano, senza più badare al proprio, che forse offeso poteva essere scappato chissà dove. Un po' amareggiato, si stava rimettendo in cammino verso il porto, quando la signora gialla lo raccolse e cominciò ad accarezzarlo, cullandolo dolcemente. Il gatto si consolò con quelle coccole inaspettate e così amorevoli e facendo le fusa, si addormentò in grembo alla signora gialla, o meglio, nel suo impermeabile giallo che puzzava di gomma. Al suo risveglio, il gatto si sentì spesato e aperti gli occhi non potè credere a ciò che vide: una spaziosa e organizzata cabina, piena di scaffali in cui erano riposte con cura mille e più mappe di navigazione, stampe di paesi lontani e altri strumenti per la navigazione. Ancora disorientato, si accorse di essersi addormentato in un lettone soffice e comodo, anche se qualcosa era rimasto sotto alla sua pancia per tutto il suo sonno. Cercando fra le lenzuola, trovò una piccola ampolla aperta, ricoperta da bellissime conchiglie e sassi azzurri. Tutto fu più chiaro: la signora gialla era la sua fata buona, che con pazienza aveva custodito il suo prezioso sogno. Il gatto comprese che avendo aiutato un amico a rincorrere il suo sogno, si era guadagnato la possibilità di ricevere il proprio in dono, dopo tanti e tanti anni di attesa. Mentre il suo cuore si riempiva di gioia, il mozzo bussò alla porta della sua cabina:
- Capitano! Le sue sogliole con latte. Buon appettito Capitano!

In ricordo di Gaudì, il mio bellissimo gatto color champagne.

14.12.10

La calma e la fretta

Romano è molto curioso. Trascorre la maggior parte delle sue giornate appollaiato alla finestra del suo appartamento, osservando la strada, la gente, le auto, il vigile che mette le multe, Callisto che porta via la spazzatura e i capricci dei bambini, che si fanno trascinare urlando a squarciagola. Anche oggi è possibile intravederlo dal viale degli Ippocastani, mentre guarda dall'alto in basso la vita del paesello. Sembra che sia particolarmente attirato dalla signora Mariolina, la quale, con non troppa eleganza, sta cercando disperatamente di pulire la suola del suo stivaletto in camoscio, rovinosamente finito sulla cacca di Attila, l'American Staffordshire del fruttivendolo. Sembra quasi che ne sorrida compiaciuto. Romano è un tipo veramente pigro, quindi, quando non curiosa nella vita degli altri, trascorre il suo tempo sulla poltrona in pelle color tabacco dove, una coperta in calda lana bianca è stata posta per accontentare i suoi lussuosi bisogni da viziato. Anche in casa, la sua accidia è silenziosamente fastidiosa. Affondato nella candida coperta, scruta con sguardo inquisitorio i gesti dei suoi famigliari, che accolgono il lavativo, quasi felici di poter gioire della sua pesante presenza in casa.
Quando il pigrone abbandona il suo caldo trono di bambagia, lo fa per un preciso e impellente bisogno, come nutrirsi e andare in bagno. In queste occasioni rarissime, i suoi movimenti sono noiosamente lenti e faticosi, vederlo raggiungere la meta è quasi una liberazione. Un passo e un altro, un altro passo e un altro ancora, uno... due..., uno... due... Tornato alla sua postazione alla finestra, Romano viene attirato dal camioncino della nettezza urbana. L'operatore ecologico indossa una tuta grigia, con catarifrangenti giallo shock, motivo forse dell'interesse suscitato in lui. Proprio mentre l'uomo stava caricando l'ultimo sacco, Callisto compare sul ciglio opposto della strada e preso da uno scatto, comincia a correre e correre con la bocca spalancata in qualche imprecazione. " Che cosa gli passa per la testa? Tutta quella fretta, ma per cosa poi?" pensò Romano flaccidamente. Ed ecco, che affrontata eroicamente la strada e i vari piloti stressati del lunedì mattina, prontamente Callisto afferra il sacco nero del bar e comincia a ricorrere il camioncino della nettezza urbana, ormai avviato verso un nuovo punto di raccolta. Scatto, corsa, devia la signora Mariolina, dribbla l'aiuola, scavalca Attila, sorpassa il Michelino con il monopattino, raggiunge Miscell, la ragazza dell'edicola (un pensiero di Romano si sofferma su quel nome, sull'atrocità di quell'ortografia e un lungo sospiro di sollievo sbuffa via quel pensiero), scivola sulla lastra di ghiaccio rimasta dall'ultima nevicata ed ecco, lancia il sacco nero che svolazza sopra le chiacchiere mattutine del viale e cade nel furgoncino, ignaro del nuovo carico. Callisto è completamente soddisfatto e Romano ridacchia dello spasmo e del rossore del maldestro barista.
Uno scrosciante rumore distoglie gli occhioni di Romano dalla scena, richiamandolo a una necessità ancora più forte della sua curiosità: l'appetito. Sono le crocchette dentro alla loro busta ermetica che, in un tintinnio croccante, stanno ricadendo nella ciotola! Romano sfodera il suo passo più veloce e con la sua andatura, raggiunge la sua ciotola con la coda dritta e sollevata, leccandosi i baffi per il prossimo spuntino.