Scrivere è sempre nascondere qualcosa, in modo che poi venga scoperto.

- Italo Calvino -

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20.2.11

Eliseo - Qualcosa cambierà

Ebbene sì: l'antipatico e schivo sig. Fanguel aveva una passiona ancora più forte delle sue noiose letture storiche! Branchiano era un appassionato ballerino di Flamenco! La sua passione per questa danza nacque in occasione del suo viaggio a Ronda, quando ancora il papà commerciava fiori in giro per il mondo. Una calda sera di luglio, durante una festa popolare, Branchiano rimase incantato davanti allo spettacolo dei ballerini e delle ballerine di flamenco. Il ritmo incalzante della musica, scandito dalle nacchere e dai passi veloci dei danzatori, i colori sgargianti degli abiti, la precisione e la passione espresse da quei movimenti trasportarono il piccolo Branchiano in un mondo fino ad allora sconosciuto: la danza. Non appena rientrato dal viaggio, il bambinetto cominciò a chiedere incessantemente di poter seguire delle lezioni di danza, ma gli fu sempre vietato. Il padre fu irremovibile. Suo figlio non avrebbe mai danzato, non erano cose da uomini. Così, il sogno di divenire un ballerino fu riposto, per un bel po' di anni, in un cassetto dei sogni. Quando si tratta, però, di desideri così grandi, non è possibile rinunciarvi completamente. Così, quando il sig. Fanguel padre durante un viaggio in Patagonia decise che quella sarebbe divenuta la sua nuova patria, per il giovane Branchiano fu facile convincere la madre a finanziare qualche lezione. Fin da subito, il ragazzino si mostrò predisposto alla danza, grazie a un senso del ritmo invidiabile. Nonostante la sua naturale capacità di apprendimento di passi e figure, restava un grande scoglio da superare: il pubblico. Infatti, al suo primo e anche ultimo saggio, Branchiano fece una gran brutta figura. Ormai quindicenne, risultava ancora troppo gracile e giovane rispetto alle sue compagne, donne appesantite dagli anni e da vite monotone, da cui scappavano grazie alle lezioni di danza del mercoledì sera. Inoltre, il suo corpo esile e il suo incarnato pallido poco si addicevano a quei balli sfrenati e allegri. Forse fu proprio a causa di queste lacune che la sua esibizione si trasformò in un vero e proprio disastro. Poco sicuro della sua interpretazione, Branchiano non azzeccò nemmeno un braceo nè tantomeno uno zapateo, spesso rovinando sui piedi della povera compagna di turno (già doloranti per conto loro!). Tutto questo non bastò, tanto che lo sfortunato Branchiano, inciampando nella gonna di una delle ballerine, finì con la testa fra i faretti frontali del palco, posizione ottimale per vedere le facce del pubblico scoppiare in grasse risate. Da allora, non ci fu più lezione, corso, esibizione che Branchiano volesse affrontare. Continuò a coltivare la propria passione nei 4 metri quadrati della sua stanzetta e mai più volle mostrare le sue doti a qualcuno, nemmeno alla madre, così fiera del figlio ballerino.
Gli spazi angusti erano solo un lontano ricordo ormai, perchè dal secondo piano in su, Branchiano aveva oggi a disposizione un castello intero per volteggi, coreografie e balli sfrenati! La sua ostinazione non gli permise comunque, di accogliere almeno una ballerina, per dare un senso a quei gesti, che con una compagna avrebbero acquistato un significato più completo. Qualcosa era destinato però a cambiare...
Dalla collina le risa non erano ancora terminate, anche se entrambi gli spioni cominciavano a provare una sorta di curiosità verso i movimenti del sig. Fanguel, anche se l'immagine del contabile in calzamaglia rimaneva troppo ridicola per non ridere! L'uomo era tutto vestito di nero, in una tutina aderentissima, con un'ampia fascia in vita di un rosso scarlatto, che evidenziava un corpo magro e non più giovane, ma comunque elastico e in gran forma.
Geppi aveva smesso di ridere ed Eliseo la osservava. Non aveva più quell'aria divertita e monella, ma uno sguardo incuriosito, forse addirittura interessato, preso dall'esibizione di ballo. Eliseo le propose di scendere al castello e provare a suonare di nuovo, ma non ottenne risposta dall'amica, ormai troppo intenta ad osservare il ballerino.
- GEPPI!
- Oh via, te tu m'hai fatto prendere un colpo!
- Per forza, non ci senti più! Vuoi venire a vedere se ci apre o torni a casa?
- No no! Scerto hche vengo!
Riposero tutto negli zaini e s'incamminarono sul sentiero della collina, per scendere fino alla strada verso il castello. Oltrepassarono il ponte dei rospi, che offrirono un concertino di accoglienza, arrivando presto al castello, da dove proveniva una musica spagnoleggiante a tutto volume. Provarono a suonare il campanello del portone principale, nulla. Provarono a quello sul retro, nulla. Eliseo realizzò a quel punto che, forse, il sig. Fanguel non avrebbe potuto sentire il campanello, vista la musica di "sottofondo" alle sue danze. Stava diventando una questione di principio rincontrare quell'uomo e farci quattro chiacchiere... senza contare che Geppi stava divenendo sempre più ansiosa di conoscerlo. Eliseo era indeciso sul da farsi e proprio quando stava per proporre all'amica di lasciar perdere, la musica cessò. Era la loro occasione, si rifiondarono al portone principale, perché non sarebbe stato carino farsi trovare appostati come curiosi all'entrata di servizio, suonarono alla porta e rimasero in attesa. Qualche minuto di silezio. Uno scricchiolio annunciò qualcuno alla finestra del secondo piano. Era il sig. Fanguel, che, inaspettatamente, sorrise ai suoi ospiti dicendo di concedergli qualche minuto. I due paparazzi erano eccitati e sorpresi nel contempo, forse aveva ragione sul conto del contabile!! (Geppi rise a crepapelle per il gioco di parole...)
- Buongiorno signori miei! Bentornato a casa Eliseo, le mura saranno felici di rivederti!
L'accoglienza del sig. Fanguel si rivelò calorosa e simpatica. Preparò del the verde, offrendo della piccola pasticceria ai cereali e uno squisito succo di mela, realizzato con i frutti del melo sul retro, dal sig. Fanguel in persona. Dopo i soliti e dovuti convenevoli, il sig. Fanguel rivolse la fatidica domanda:
- Che cosa vi porta al mio castello? Non ci saranno guai con le scartoffie di Laloi, vero?
Eliseo era spiazzato, non sapeva come giustificare la sua visita, programmata da giorni, ma mai rafforzata da una buona scusa che la giustificasse!
- Noi s'era a fare una jita nella natura e s'è sentito la musihca... ehm... io non sci resisto alla musihca spagnola!
Geppi aveva preso in pugno la situazione! Il sig. Fanguel arrosì per un istante, abbassando lo sguardo. Poi, preso da un coraggio improvviso, si rivolse alla donna:
- E' molto bello che anche lei abbia questa passione, personalmente è da tempo che mi diletto nell'ascolto e beh, anche nel ballo andaluso... sa, il flamenco!
Geppi aveva gli occhi brillanti, il sig. Fanguel continuò a raccontare ed Eliseo restò di sasso nel vedere come l'uno si stava dimostrando sciolto e di piacevole compangnia e l'altra, così composta nella conversazione! Dopo aver finito tutti i biscotti ai cereali, Eliseo si sentiva un po' di intralcio in quelle chiacchiere e cercò di richiamare l'attenzione di Geppi, ma risultò impossibile. Il sig. Fanguel comprese la situazione, così con il garbo e tutta la premura necessari, annunciò che si era fatto tardi e forse il piccolo sarebbe dovuto rientrare a casa. Geppi si riprese dal torpore di quel pomeriggio così interessante e ringraziò mille e più volte del the, delle paste, del racconto, del.. del del! Il sig. Fanguel accompagnò i suoi ospiti alla porta, dove, si fece ancora un po' timido e li salutò gentilmente, ringraziando della visita. Tornando a casa, i due non proferirono parola.


Geppi si sentiva felice. Non si spiegava il motivo o forse non se lo chiedeva nemmeno. Passò la serata cercando informazioni sul flamenco e sulla musica andusa... o alanduna? Poi, preparandosi per la notte, spogliando il maglioncione in lana, si accorse che nella tasca destra c'era un cartoncino. Pensò che si trattasse del biglietto da visista di qualche fornitore del bar, perciò lo buttò distrattamente sulla scrivania.

Eliseo era ancora più confuso. Appollaiato al finestrino della sua cuccetta nella casa mobile, pensava e ripensava ai repentini cambiamenti di quel pomeriggio. Se il sig. Fanguel era così di compagnia, perché mai aveva deciso di rinchiudersi in quel vecchio rudere, lontano da tutti?? E perchè Geppi si era fatta tutta civettuola durante la visita al castello? Tra qualche minuto avrebbe fatto buio, meglio dedicarsi all'osservazione delle costellazioni.... ci avrebbe capito di più che in quei due.

Branchiano era in cucina. Mai prima di quella sera aveva tardato così l'orario della cena e mai si era concesso un bel bicchiere di vino, per accompagnare la sua bistecca di soia. Quella sera però, si sentiva tranquillo e in completa pace. Nessun vino rosso gli avrebbe acceso alcun ricordo, se non quello delle labbra rosse di Geppi, che per tutto il pomeriggio aveva contemplato discretamente. Sorrise al riflesso del suo viso nel bicchiere e coccolandosi nella speranza di un sì a quel suo cartoncino, ripose il bicchiere nel tinello, posticipando le faccende domestiche all'indomani, come mai si era permesso di fare.

Che segreto nasconde il sig. Fanguel? Geppi leggerà il biglietto trovato nel maglione? Risponderà? Eliseo si sarà già trasferito nel suo nuovo loft super hi-tech? Chissà. Qualcosa è destinato però a cambiare...

1.2.11

Eliseo - Alla collina della luna storta

Eliseo, un vampirello di poche centinaia di anni, sembrava un cucciolo di umano come tutti gli altri. Su di lui, il trattamento schermante contro i raggi solari funzionava molto meglio che sulla sua famiglia, permettendogli di passeggiare in pieno sole senza cappe o mantellacci neri. Bastava un po' di banalissimo schermo totale, con cui tutte le mamme umane impiastricciavano i loro figli al mare, per prevenire le ustioni. Ovviamente, i suoi occhi color argento dovevano essere protetti dai temibili raggi solari, quindi, Eliseo portava un paio di occhiali da sole super hi-tech, in grado di proteggerlo dai raggi UV, adeguarsi alla diversa intensità di luce e grazie alle lenti anti-riflesso, concedergli di guidare senza difficoltà anche di notte. Quest'utlima caratteristica tornava utile a Eliseo per i suoi rarissimi voli notturni, quando andava a studiare le costellazioni o gli spostamenti delle falene con il suo papà. Anche il suo incarnato stava assumendo un colorito più "umano", tanto che ormai da lungo tempo, non aveva più problemi di inserimento nelle varie classi frequentate. Restava il problema immortalità: ogni anno i suoi compagni crescevano, mentre lui rimaneva sempre lo stesso vampirello. A questo, aveva rimediato nonna Gorizia con un piccolo incantesimo. Ogni volta che uno dei de Vinis incontrava un umano, la memoria di quest'ultimo andava in una sorta di stand-by, così che i vampiri apparissero sempre aggiornati al passare del tempo.
Quel pomeriggio di gennaio, il sole d'inverno sembrava più intenso che mai ed Eliseo aveva abbondato con la crema solare al profumo di carota, lasciandosi alle spalle una dolce scia di profumo. La passeggiata fino alla sua vecchia casa si rivelò molto interessante e trovò un sacco di materiale per le sue ricerche: sei cristalli di silicio perfettamente trasparenti, una tana di lepri a cui scattò parecchie fotografie, un mazzo di stelle del mattino e un nido di ballerina bianca di cui fece un ottimo schizzo sul suo taccuino. In prossimità del castello, lo aspettavano invece i suoi inseparabili rospetti, perchè, contrariamente agli umani, i vampiri amano questi animali come noi amiamo  cani, gatti o criceti grassottelli. Non è strano trovare acquari con rospi o rane nelle camerette dei giovani vampiri e anche Eliseo, ormai da due anni,  si prendeva amorevolmente cura della sua rospa. Giunto sino al portone principale, Eliseo notò con curiosità alcune "modifiche", probabilmente apportate dal nuovo inquilino. Lo stesso portone, che per secoli aveva servito da ingresso, era stato sbarrato alla meglio, con assi di vecchie cassette per la frutta e così anche tutte le finestre del primo piano. Eliseo fu perciò costretto a raggirare l'intero palazzo, cercando di farsi strada nel groviglio di sterpi che avevano raggiunto un'altezza considerevole... esisteva veramente qualcuno che amasse i rovi più di sua nonna Gorizia?! Dopo la faticosa attraversata fra le erbacce, il vampirello si rimise in ordine, per apparire più presentabile agli occhi del nuovo padrone di casa e gettando uno sguardo sbadato all'orto, si accinse a suonare il camp... no, il campanello era scomparso! Al suo posto, un cumulo di scotch marrone che rendeva impossibile l'annuncio di una qualsiasi visita! Eliseo si grattò la testa, diede un'occhiata ai piani superiori allontanandosi un poco dalle mura perimetrali. Niente. Nessun rumore o segno di qualsivoglia presenza. Si era forse trasferito altrove? Chissà....

Mentre Eliseo prendeva la via del ritorno, all'interno del castello due occhi vitrei lo osservavano attentamente, controllando in maniera meticolosa tutta l'attrezzatura che il vampirello si portava appresso: un cappellino, un binocolo al collo, uno zaino multitasche da cui spuntava una grande lente di ingrandimento, una borraccia e una digitale compatta in mano...
- Quel moccioso è venuto a controllarci Moby Dick, ma noi l'abbiamo scoraggiato, eh eh! - sputacchiò il sig. Fanguel, rivolgendosi al suo fidato pesce rosso. Nonostante il vecchio scapolo odiasse tutti i bambini, Eliseo esercitava una sorta di fascino su di lui, forse per via della sua "razza" particolare o i suoi hobby, così inusuali per un bambino moderno. Infatti, restò a guardare il piccoletto fino a quando la vista dal castello glielo permise, quasi per rassicurarsi che non gli accadesse nulla. Subito dopo, quasi riprendendosi da uno strano stato di trance, il sig. Fanguel riprese la sua monotona routine quotidiana. A quell'ora del pomeriggio (di ogni pomeriggio della settimana, del mese e di tutto l'anno!) il sig. Fanguel si dedicava a uno dei suoi passatempi preferiti, la lettura delle cronache dei monarchi francesi del passato, attività che gli garantiva di impiegare gran parte del suo tempo libero. Ciò che risultava ancor più improbabile era che, una volta terminati tutti gli annali di tutti i monarchi sino al fatidico 1789, il sig. Fanguel riprendeva in mano il primo volume e con aria soddisfatta e curiosa, rileggava nuovamente tutta la storia di Francia. Anche quel giorno, non mancò il suo appuntamento alla scrivania della biblioteca divenuta la sua postazione pomeridiana, da quando si era trasferito nel castello. In effetti, quando viveva nell'appartamento del sig. Palmì, le sue storiche letture si limitavano ai volumi dell'enciclopedia collezionati dalla madre con i punti del supermercato. Il castello aveva aperto i suoi orizzonti! I vecchi proprietari avevano fatto una selezione dei libri custoditi in biblioteca, portandosi via soltanto quelli ritenuti più interessanti e lasciando il resto a disposizione del nuovo inquilino, rendendolo, inconsapevolmente, l'uomo più felice al mondo.

Sulla strada verso il sua casa-mobile, Eliseo pensava a dove poteva essersi cacciato il sig. Fanguel, ragionando a voce alta...
- Uno non può comprare un intero castello, per poi decidere di trasferirsi altrove dopo qualche mese, certo, il puzzo di rospo è abbastanza intenso, ma doveva aspettarselo! Non capisco poi tutte quelle assi inchiodate alle finestre... secondo me c'è qualcosa che quel sig. Fanguel tiene ben nascosto... e sono certo di poterlo cogliere di sorpresa! E sicuramente... - quando Eliseo si lasciava trasportare dalla corrente dei suoi pensieri, somigliava molto alla mamma Floflò, due veri chiacchieroni! La mamma, però,  inondava con le sue parole tutti i malcapitati che avessero solo accennato un cenno di saluto, mentre Eliseo era un bimbetto molto riservato, quasi taciturno, eccezione fatta per la sua preziosa amica Geppi. Così, deciso a condividere con lei le sue macchinose riflessioni, invece di tornare a casa, si diresse verso la piazza.
- Il mio amihco Ely! Hcome tu stai? L'è un po' hche non ti si vede!
- Ciao Geppi! Ascolta... devo raccontarti qualcosa... - declamò Eliseo senza troppe chiacchiere.
- Ossuvia, dimmi tappetto...
- Oggi sono stato dal sig. Fanguel e...
- Maremma! Ma hche tu te sei impazzito??! Tu non lo sai hche quello l'è un po' matto?
- Ascoltami un poco Geppi! Lasciami finire...
- Okok, te tu sc'hai ragione...
- Ci sono andato per vedere dove si è cacciato, nessuno sa più nulla di lui e a me non sembra matto... mi sembra un tipo troppo solo, ecco. Sai con la scusa di rivedere la mia stanza avrei dato un'occhiatina in giro e poi sicuramente qualcosa avrei trovato e capito, no? Perché in fondo nessuno ha mai provato a parlarci come si deve e io credo che...
- Ely, ora sei te quello che sciabatta troppo. Te sc'hai ragione, si va a hcontrollare! Non guardarmi hcosì sai! Hche hcredevi? Ovvio hche vengo hcon te, son mihca hcosì grulla!
Decisero di ripartire per il castello l'indomani, il giorno di chiusura del bar di Geppi, in modo da avere tutto il tempo di fare gli adeguati appostamenti e tenere sotto controllo tutta la zona. C'era solo un punto da cui era possibile osservare tutta la tenuta... la collina della luna storta. Come ogni altra famiglia vampiresca, anche i de Vinis avevano il loro luogo magico, dove, in un tempo lontano e lontano, gli avi di Eliseo compivano i loro riti per scrutare le menti, il passato e il futuro.... e altre cose da far rabbrividire! Nonostante fossero passati secoli da quelle pratiche, la collina in questione era rimasta un luogo di sventura, dove nessuno avrebbe mai pensato di accamparsi per un pic-nic! Non era però il caso dei due amici curiosi che, vista l'inaspettata bella giornata si portarono un cestino pieno di verdure e bistecche di soia... che sembravano più di plastica, a dire la verità. L'amicizia fra Eliseo e Geppi nacque proprio per le richieste di cibo "bio e green" del vampirello, un'abitudine inconsueta per un ragazzino! Spiegando i motivi delle sue scelte alimentari, Geppi non poté credere alle sue orecchie. Aveva conosciuto un vero vampiro... insomma, uno come quelli di Twailait! Da buona zitella si era appassionata alla saga per adolescenti e aveva riletto tutti i libri 5 volte e rivisto tutti i film, una sera a settimana per circa 10 lunghi mesi. In principio fu una tortura per Eliseo. Ogni volta che entrava al bar, doveva sorbirsi un interrogatorio serrato della proprietaria, con relative ispezioni dell'incarnato, dell'iride, dell'odore, eccetera eccetera... Poi, la povera zitella si quietò e si beò di poter avere un cliente vampirello. Eliseo trovò in Geppi una sorta di sorella maggiore, ma soprattutto un'umana divertente... ce n'erano davvero pochi così... tutti si credevano così fastidiosamente saputelli e dotti! Geppi era semplice, chiacchierona e adorava ascoltare tutte le scoperte naturalistiche del tappetto.
Sgranocchiando le bistecche in similplastica, Eliseo preparò il suo telescopio, puntandolo verso il castello. Geppi continuava a gesticolare, raccontando di Esclipx, ri-visto la sera precedente, di quanto fosse realistica la resa degli occhi dei vampiri, prestando poca attenzione alle premure di Eliseo nei confronti del suo milionario aggeggio spia-pazzi. Mentre impegnava le mascelle in un faticoso addentare di plastica cotta, Eliseo avvicinò i suoi occhi argentati all'occhiello del suo telescopio, per rimanere allibito! Dall'altra parte del tubo, si vedeva il sig. Fanguel...
- O hche tu sc'hai? Sembra hche tu abbia visto un fantasma, te tu sei abituato, no?
- Ma... ma... che fantasma! C'è il sig. Fanguel!!
- Oh grullo, non siamo mihca venuti per lui??
Senza rispondere, il vampirello ripiegò le sue labbra sottili dapprima in un sorriso e quindi in una grassa e fragorosa risata, gettando Geppi in confusione.
- MMM, fammi vedere grullo! Non si hcapisce nulla delle vostre emozioni...
Geppi non durò nemmeno un secondo e scoppiò a ridere a crepapelle! Forse Eliseo aveva ragione sul conto del povero Branchiano! Geppi non riusciva a trattenenrsi, rideva e rideva e i suoi grandi occhi color castagna si riempirono di lacrimoni. La sua risata era talmente buffa che diveniva contagiosa tanto che, anche se non c'era nulla di cui ridere, non se ne poteva fare a meno! Anche in quell'occasione, il riso durò molto più del dovuto e Geppi, ormai senza fiato, cominciò a rotolare sul prato ancora umido per la brina lasciata dalla notte...
Che cosa stava combinando il sig. Fanguel di così divertente?


23.1.11

Eliseo - Un castello per un magazzino

Eliseo vive nel piccolo castello che sorge al centro del campo di grano turco, in fondo alla strada vecchia, vicino al ponte dei rospi. Pochi bambini si avvicinano a quella zona, soprattutto per via dei rospi, che si sa, se irritati spruzzano la loro pipì negli occhi del nemico, ma anche per la leggenda che riguarda la famiglia di Eliseo e il suo palazzo. Il castello, o meglio ciò che ne rimane, è una costruzione molto antica, con un'altissima torre pericolante, da cui è possibile osservare la campagna tutt'attorno, per lo più una distesa vuota di pannocchie e campi di maggiorana.
La famiglia di Eliseo abita questa proprietà fin dall'alba dei tempi, senza che mai nessuno abbia tentato di rispondere all'annuncio di vendita, affisso al portone in legno massiccio. L'idea di trasferirsi in un moderno edificato della città, lasciandosi alle spalle il polveroso e umido castello, entusiasma tutti quanti che, stufi delle tradizioni e dei riti antiquati, vorrebbero dare un tocco di novità alle loro esistenze così tremendamente noiose. Ora, sarà bene specificare che Eliseo, i suoi genitori e i suoi nonni paterni (oltre che due pipistrelli bianchi, che dovrebbero essere due prozii rassegnati alla loro condizione) sono vampiri. Secoli e secoli di storie, leggende e articoli sui vampiri hanno indagato e spiattellato tutto quanto riguarda queste misteriose creature, secondo interpretazioni più o meno veritiere. Per quanto riguarda i De Vinis, niente li elettrizza più. Il buio, le svolazzate notturne, i morsi, puah! Centinaia di anni di vera e pura noia. Così, già da qualche secolo, i De Vinis cercano disperatamente di vendere la loro fatiscente abitazione, per buttarsi alle spalle tutto il loro passato ammuffito e dedicarsi a una vita eco-chic! Il papà di Eliseo, il conte De Vinis, prima di procedere con l'acquisto di un nuovo terreno ha dovuto intraprendere una serie di studi relativi ai numerosi punti energetici presenti in città. La scelta è ricaduta su un terreno che presenta le condizioni ottimali per vivere in pieno contatto con la natura e con il cosmo. L'unico ostacolo resta la vecchia e polverosa proprietà di famiglia. La signora De Vinis ha preparato le valigie già un secolo fa, ma nessun acquirente si è presentato da allora. I pochi passanti hanno sempre guardato il cartello di vendita con aria diffidente e intimorita, per poi affrettare il passo e lasciare quella zona infausta per sempre. E pensare che l'intera famiglia, ha persino abbandonato le abitudini vampiresche per dedicarsi a una convinta e piena vita da vegani! Del resto, con il libro E' facile smettere di mordere mortali chiunque ci sarebbe riuscito! Nonostante ciò, gli umani sembravano non aver afferrato il nuovo stile di vita dei De Vinis. Ovviamente, il tempo ripaga sempre i più pazienti...
Sabato scorso, Eliseo se ne stava appollaiato nella sua torre, navigando in internet per sapere di più sulla raccolta differenziata. Al piano di sotto, i suoi genitori sfogliavano i cataloghi di edilizia delle aziende più specializzate nella costruzione di case a basso impatto ambientale. Inaspettatamente, il funereo campanello del portone emise il suo suono mesto. In casa tutti si bloccarono, persino i due prozii pipistrelli: era forse arrivato il momento tanto atteso? La signora De Vinis si alzò e, ricomponendosi, corse ad aprire. Chi mai potrebbe essere interessato all'acquisto di quel rudere?? Sulla porta, si trovava un ometto di media statura, visibilmente stempiato e grigio, con un paio di vecchi occhiali scocciati. Il suo maglione color senape era liso dal tempo e la camicia a cui era stato abbinato presentava qualche sfilaccio sulle punte del collo. Un paio di calzoni a coste color castagna ricadevano pesantemente su delle orrende scarpe bordeaux. Lo strano tipo, innervosito dall'attesa, non riusciva a controllare il fastidioso tic all'occhio destro, a cui seguiva una sorta di starnuto con flessione di tutta la testa a sinistra. Si trattava di Branchiano, il contabile della Soucisson, l'azienda di salumi della città. Branchiano viveva da solo da quando la mamma lo lasciò per andare ad inseguire il Carnevale, ovunque questo si sposti. Da allora, la sua vita si divideva fra la Soucisson e il suo micro-appartamento, preso in affitto 25 anni prima. Dopo non aver mai mancato un pagamento, il suo locatore decise di dargli lo sfratto, in modo da spostare nel piccolo locale la sua collezione di succhi alla pera. Il signor Palmì, infatti, colleziona bottiglie di succo alla pera da molto tempo, esattamente da quando ne bevve uno per la prima volta e ne restò disgustato. Così, in ogni suo viaggio, l'unico apprezzato souvenir divenne una bottiglia  intonsa di succo alla pera, quasi per eliminare dal mercato quella bevanda, nell'insieme così dolciastra e sabbiosa. Branchiano non gradì il tiro mancino e offeso decise di dare la disdetta con ben cinque mesi di anticipo, trovandosi così obbligato a cercare una soluzione immediata. Il castello sarebbe stato perfetto. In tutto quello spazio avrebbe finalmente potuto usare il suo sport kit, vinto alla lotteria di Natale dell'azienda. (Dopo 20 anni, finalmente era uscito il suo numero: 13). Inoltre, il castello era lontano da tutto il resto della città e quindi da tutti i suoi abitanti. Un paradiso per due: Branchiano e MobyDick, il suo fidato pesce rosso.
- Buogiorno!!! - Sqillò la signora De Vinis aprendo la porta.
- Sì. Sono Branchiano, Branchiano Fanguel. Ho visto l'annuncio e vorrei...
- AHAHAH!!! Lei sta scherzando!
- Signora, la pregherei di non urlare, il mio udito è particolarmente sensibile e non vorrei che...
- Pallinooooo!!! Il signor Faquel è venuto a vedere il palazzoooooooooo!!! Pallino??? Vieeeeni! - gridò la vampira eccitata.
- Non Faquel, Fanguel e... - Il contabile non riuscì nemmeno a finire la sua puntualizzazione.
Il conte de Vinis riportò un po' di ordine a quel vociare femminile e fece accomodare il contabile nel grigio salotto nell'ala nord. Il conte tentò più volte di dimostrarsi allegro, ma soprattutto voleva che il suo interlocutore comprendesse il suo nuovo stile di vita, di cui andava veramente molto fiero. Purtroppo però, il noioso Branchiano tagliò corto ad ogni evasione da ciò che realmente lo interessava: comprare la casa. Non gli importava il prezzo, le condizioni rovinose della strutture o i permessi legati al campo che circondava la casa. Branchiano voleva comprarsi quel castellaccio e non pensare più a Palmì e ai suoi succhi e già che c'era nemmeno al resto della popolazione della città! Mentre la discussione veniva portata sul prezzo e sulle tempistiche, nella sua stanza Eliseo origliava dal tubo di interfono che metteva in comunicazione tutte le camere del castello. Quel Branchiano era proprio strano! Per la prima volta ebbe l'impressione che la sua famiglia fosse dalla parte dei normali e quell'individuo nebbioso e schivo il mostro della situazione!
La trattativa fu semplice e sbrigativa, il notaio in città era soltanto uno e visto il suo giro d'affari, si potè fissare l'atto di vendita il giorno successivo. Alle 11.55 le due parti vennero convocate davanti all'Egregissimo e Gentilissimo Dottor Laloi, stimato e rispettato notaio di ogni transizione avvenuta in città da ben sessant'anni. Il Dottor Laloi accolse i suoi ospiti, o meglio, la sua segretaria Antoinette li accolse e pensò a risvegliare il suo onoratissimo superiore, caduto in uno dei suoi torpori improvvisi. Il Dottore soffriva infatti di una patologia che lo costringeva a improvvisi colpi di sonno, da cui non era sempre facile che si riprendesse. La signora de Vinis, suo marito il Conte, Eliseo, i nonni e i due pipistrelli si accomodarono nel minuscolo ufficio, sedendosi sulle sovradimensionate poltrone in pelle color tabacco, riempendole delle grandi cappe antisole*
Il solo signor Fanguel si sedette all'altro capo del tavolo, proprio di fronte a Eliseo, appoggiando il suo lercio impermeabile alla stessa sedia su cui si sistemò. Il suo tic cominciò a riempire quella sua faccia così piatta e insulsa.
- Aaaaallora signori! Siiii - aaa - mo pronti? - chiese il notaio
- AAHHHHHHHH!!! Ma certo! Sua maestà, deve sapere che noi aspettiamo...
- Cara, credo che il signor notaio non possa dedicarci molto tempo, quindi penso che dovremmo dedicarci subito alla nostra questione, eh?
- Sì, me io...
- Ecco. Bene, possiamo procedere, vero signor Fanquel?
- Fanguel - Rispose freddamente il contabile.
Vista la balbuzie del notaio, la trattativa richiese ben quattro ore e tre quarti! Quando la segretaria Antoinette passò con i documenti da firmare, sembrò risvegliare tutta l'assemblea dal sonno e non il solo signor notaio! I due pipistrelli si erano scelti il vecchio lampadario a cinque bracci; i nonni si erano accasciati l'uno sull'altra e Eliseo sulle ginocchia della mamma, che cercava di controllare l'abbiocco, senza risultati. Gli unici svelgi erano il conte e il signor Branchiano, forse sospettosi e quindi costantemente all'arta. L'aria del pomeriggio risvegliò tutta la comitiva, che si diresse verso il bar Geppi sulla piazza per brindare alla reciproca felicità. Fu l'unico momento che Eliseo vide sorridere il signor Fanguel. Geppi era di origini italiane e amava sottolineare la cosa e conosceva molto bene Eliseo che andava a comprarsi il panino ai cinque cereali per la merenda a scuola ogni giorno.
- Sciao bishchero! Hche tu fai in giro a hcodesta ora? Te tu non sei a shcola?
- Geppi!! Naa, oggi ho venduto il mio castello!! Presto costruiremo nella zona dei vecchi magazzini del sale, qui in città!!
- O maremma! Ma hche bellina sta notiziola! So hcontenta! Bene, hche si prende signori? Una hcoca hcola??
Tutti brindarono con bollicine ramate di spumeggiante hchinotto!
Dopo quel giorno, la famiglia si trasferì momentaneamente nel camper che utilizzavano in agosto per le vacanze, in attesa che il cantiere della nuova casa fosse terminato. Il monolocale motorizzato creò non pochi problemi alla convivenza della famiglia che, abituata nell'ampio palazzo, si trovata costretta in pochi metri quadri in cui tutti dovevano sbrigare le loro faccende. Erano ormai passati 6 mesi dall'incontro dal notaio ed Eliseo e i suoi erano ancora accampati nel camper. Del signor Fanguel, in città nessuno sapeva nulla e nemmeno alla Soucisson... Così, Eliseo decise di fargli visita.

_____
* La famiglia si era sottoposta da tempo a un trattamento per poter sopravvivere ai raggi solari senza protezioni, ma fino a quando il prodotto non sarebbe stato giudicato idoneo dai ricercatori, avrebbero dovuto continuare ad indossare i mantelli e all'occorrenza, servirsi dei parasoli.