Scrivere è sempre nascondere qualcosa, in modo che poi venga scoperto.

- Italo Calvino -

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2.4.13

Pronti per una nuova storia?



E' PrIMaVERa! 
Ci siamo lasciati le uova e ormai anche le vacanze alle spalle, così domani ritorniamo con una nuova storia! 
Ci saranno due protagonisti molto singolari :) 
Nessuna anticipazione! 
Per ora, buon ultimo giorno di vacanza.... godetevelo e fate qualcosa di speciale:

- cacciare farfalle
- saltellare nelle pozzanghere con gli stivali da pioggia
- fare una squisita torta con le uova di cioccolata
- costruire una casetta per i pipistrelli
- fare una lunga corsa a perdifiato
- visitare un luogo speciale, come una misteriosa grotta
- preparare il terreno per il vostro orticello


A domani! 

11.3.13

Il Gran Ballo e le cipolle candite


C'era una volta, nella cucina ordinata di un grandioso palazzo, un piccolo cassetto, in cui venivano riposti gli attrezzi che si usavano meno.
Nella cucina c'era sempre un gran fermento. Gli chef, con i loro grandi e gonfi cappelli candidi si muovevano veloci e sicuri tra fiamme, pentoloni, griglie e piastre, verdure e lame, carni e sapori esotici, venuti da lontano sui grandi bastimenti attraccati al porto la mattina di buon'ora. Le merci arrivavano appunto ogni mattina dal porto, gli incaricati della brigata di cucina controllavano gli ordini del Grande Chef e accettavano i prodotti, dopo essersi accertati della loro qualità e dell'assoluta freschezza di ogni materia prima. Nessun pesce che non fosse stato pescato durante la notte precedente, nessuna verdura che non fosse arrivata la stessa mattina, nessuna spezia che avesse perduto il suo aroma intenso e spiccato, queste erano le regole. Ogni strumento era ordinato con cura e alla fine di ogni servizio, tutto veniva pazientemente lavato, asciugato e riposto nello spazio dedicato. Ognuno aveva il suo compito e il suo ruolo; nella cucina regnava una ferrea disciplina diretta dal Grande Chef. Nessuno osava contraddirlo o disobbedirlo. Il Grande Chef lavorava nel ristorante da sempre, non c'erano altri che fossero lì da più tempo. Nessun altro, se non Javier il lavapiatti, ma di lui non si curava pressoché nessuno.
Ma torniamo al cassetto degli attrezzi poco usati, perché lì, dimenticato fra cianfrusaglie e ciarpame di vario tipo, si nasconde il protagonista di questa storia. In ogni cucina esiste un cassetto un po' in disordine, in cui alla rinfusa, si chiudono tutte quelle cose che non servono o magari troppo vecchie o semplicemente dimenticate e seppellite sotto tutto il resto. Nella cucina del Grande Chef, il cassetto del disordine si trovava in un angolino, vicino alla plonge*, dove tutti evitavano di passare, se non perché costretti da una punizione del Grande Chef. La nostra storia guarda proprio in quell'angolino e in particolare in quel cassetto, sotto a vecchi trinciapolli arrugginiti, coltellacci non più affilati, cucchiai in legno bruciacchiati, tappi in sughero dimenticati, mestoli ammaccati e schiumarole piegate. Un cassetto di cui non si curava pressoché nessuno. Nessuno, se non Javier.
Una mattina di Primavera, nel palazzo iniziarono i preparativi per il Gran Ballo, l'evento più importante di tutto l'anno, a cui partecipavano dame e cavalieri da ogni luogo del mondo conosciuto. Servivano settimane prima che tutto fosse pronto: i tappeti andavano sbattuti, lavati e fatti asciugare, l'argenteria doveva essere lucidata, tutte le candele sostituite, i pavimenti ramazzati, le maniglie e i corrimano in ottone lustrati, i vetri puliti... e tanto altro ancora. Immaginate una grande casa in subbuglio, con cameriere e maggiordomi affaccendati qua e là, i giardinieri al lavoro e gli stallieri altrettanto. Ovviamente, in cucina non si stava in panciolle. Carichi, ordini e pulizie per preparare tutto in ordine e pronto per il grande evento. In queste occasioni, il Grande Chef si irrigidiva ancor di più, tanto che i suoi sottoposti ne erano letteralmente terrorizzati. Non erano ammessi errori.
Alla vigilia del Gran Ballo, accadde però quello che noi tutti definiamo come imprevisto, sfuggevole al comando persino del Grande Chef. Tre dei suoi migliori aiuti si beccarono il potentissimo virus influenzale che li costrinse a letto con febbre, dolori vari e altri disagi. Non c'era più tempo di preparare qualcuno per coprire i loro ruoli e non c'era tempo per preparare tutto. Il giorno del ballo, il Grande Chef si presentò in cucina prestissimo, prima di tutti gli altri, così che quando i primi si presentarono alla porta della cucina, trovando la stufa già accesa, presagirono il peggio... e così fu. Rabelais, questo era il nome del Grande Chef, diede su tutte le furie: lanciò dei tegami per terra, scagliò delle patate sul muro e con un fiume di parole travolse i poveretti che si erano semplicemente presentati al solito orario. Intanto, in fondo, alla plonge, Javier lavorava in silenzio, da prima che chiunque mettesse piede in cucina. Mezzogiorno arrivò in fretta e anche se Rabelais era organizzatissimo, sapeva bene che il banchetto della sera incombeva su di lui e sulla sua cucina e non avrebbe mai potuto garantire il pantagruelico menù senza i suoi tre migliori aiuti (che furono licenziati in tronco lo stesso giorno...). Il sudore imperlinava la sua fronte, mescolandosi con i suoi pensieri, le sue mani si muovevano con precisa velocità, ma non c'era tempo. Tutti lavoravano in silenzio assoluto, soltanto lo sbuffare del pentolame e il crepitio del fuoco, accompagnato dall'acciottolio delle stoviglie rompevano quel rigido e gelido clima di lavoro. Finito il servizio del pranzo, tutto doveva ruotare attorno al banchetto serale. Rabelais aveva gli occhi arrossati, le labbra tirate e i muscoli del collo in una tensione massima. Alla minima imprecisione, si scagliava contro il malcapitato, con offese, grida in un affanno di rabbia e disperazione. Le 16. Non c'era tempo, non più. Con ormai un filo di voce, Rabelais prese a ragguardire uno degli sguatteri, un ragazzino esile quanto una gamba di sedano, perché aveva gettato della scorzetta d'arancia senza sapere che sarebbe servita come guarnizione di un piatto. Ogni disattenzione rappresentava una consistente perdita di tempo per tutta la brigata. Javier continuava, a capo chino, il suo lavoro.
Le 18. Ormai era questione di una manciata di ore. Proprio allo scoccare delle sei, Rabelais chiese all'entremetier** di portare la teglia con le cipolle da candire in forno. Il poveretto dapprima arrossì, poi paonazzo si guardò attorno in cerca di aiuto nei suoi compagni, infine scoppiò in un pianto soffocato dai singhiozzi e Rabelais riuscì ad intendere "dimenticato", in una serie di "mi scusi" e "sono desolato". Inutile dire che Rabelais perse le staffe. Raccolse tutta la voce rimasta nella sua gola per accanirsi sull'uomo, sul suo aiutante e con essi, tutti gli altri, non risparmiò proprio nessuno, quando una voce lo sovrastò. Un silenzio pesantissimo si raccolse attorno a quell'angolo della cucina che nessuno mai osservava dove, assorto nel suo lavoro, Javier aveva osato rispondere a Rabelais. Quest'ultimo verde di rabbia, inspiegabilmente restò in silenzio. Fu allora che Javier, senza nessuna inutile furia, prese il controllo di tutto e con estrema calma rimise tutti al lavoro. Prima di fare ciò, mandò l'aiuto dell'entremetier a prendere le casse di cipolle da candire, ancora riposte nel magazzino e chiese all'o stesso entremetier di prendere dal cassetto del disordine i piccoli coltelli dal manico rosso. Imbarazzato, l'uomo raggiunse il cassetto e quando vide lo strumento comandato, non seppe di che farsene, guardando sbigottito il nuovo capo. Javier ne prese uno e, con una manualità impressionante, prese a sbucciare le cipolle con tale rapidità che tutti, Rabelais compreso, rimasero di stucco. Così, dopo aver impartito gli ordini agli altri chef-de-partie***, raccolse tutti gli sguatteri e mostrato loro come fare, riuscì a far sbucciare e affettare tutte le cipolle, infornandole poco in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Javier aveva risolto la situazione, con calma e pazienza. Il banchetto fu un successo e mentre le portate uscivano in sala perfette, la brigata di cucina gli si fece intorno e togliendo gli alti cappelli bianchi, presero a battere le mani. Tutti. Tranne uno, Rabelais che in un angolo sfogò il suo sconforto in un pianto a dirotto. Javier gli si avvicinò e posando una mano sulla sua spalla, lo invitò al centro. In fondo era stato lui a organizzare tutto per la festa. I complimenti fioccarono anche da parte di tutti gli ospiti e anche i padroni, che mai si erano scomposti in un complimento, già dopo le prime portate, affidarono agli chef-de-rang**** i loro omaggi per il Grande Chef. A questo punto però, chi era il Grande Chef?
La cucina era acefala, Rabelais si sentiva così deluso dal suo fallimento che quando Javier gli si avvicinò, gli consegnò il suo cappello stellato, che venne prontamente rifiutato. I due si guardarono negli occhi e Javier gli disse che non doveva sentirsi abbattuto, ma che la squadra era fatta per non crollare e lui aveva solo fatto ciò che sapeva fare, ma riconosceva in lui il genio creativo di sempre. Rabelais rimase esterrefatto e per la prima volta, sorrise a quell'uomo così umile e pieno di risorse. In vano offrì a Javier il posto come sous-chef, perché lui sempre lo rifiutò, ma in cucina, da quella sera, regnò un'armonia mai avuta. Rabelais si dimostrava più paziente e comprensivo con i suoi sottoposti e scrutava il loro lavoro, anche nei reparti più indegni, perché il talento poteva nascondersi ovunque. Inoltre, imparò anch'egli a riconoscere la bravura dei suoi aiutanti e non soltanto gli errori.
Resta ancora un mistero da svelare, anzi due. Il piccolo coltello dal manico rosso, così a lungo dimenticato... che magie nascondeva nella sua lama? Un vecchio ambulante aveva lasciato una partita di quei coltelli in omaggio a seguito di un acquisto considerevole di merce, ma nessuno ci aveva mai dato importanza. Mai nessuno tranne Javier. Per le sue dimensioni ridicole, il coltello prese il nome di spelucchino e da quella serata nel grande palazzo, divenne un aiuto fondamentale in cucina... E l'altro mistero? Chi era Javier? Dove aveva imparato a dirigere la brigata? Come sapeva riconoscere l'uso di uno strumento mai visto? Perché non accettò mai un posto migliore di quello da plongeur? Ma queste sono domande che raccontano un'altra storia...

Parole nuove dal Francese:
* Lavaggio
** Addetto alla preparazione di verdure, legumi e uova
*** Capo partita
**** Responsabili di sala


15.11.12

Mela. La bambina-ape

In molti hanno immaginato un mondo futuro, pieno di teconologia e comodità. Che mondo potrebbe immaginare una bambina con poteri immensi, ma inspiegabilmente sola? Mela immagina il suo Microcosmo, come nelle lezioni di Microcosmatica dell'illustrissimo e illuminatissimo regio maestro Mondo... e senza saperlo, crea un'epoca, un modo di vivere, che noi conosciamo molto bene.

C'era un volta nel paese di Nonso, una piccola bambina-ape. Non vestiva altro che il suo costume da ape, quello che ogni altra bambina avrebbe indossato il giorno di Carnevale o di Halloween. Mela era così orgogliosa del suo vestito che portava sempre e solo quello, nonostante il suo armadio rosa, con stelle brillantinate appiccicate sulle ante, contenesse molti altri capi: maglioncini colorati, con pois e bottoni multi.-forma, pantaloni in velluto, gonnelline e camicette.
A scuola nel paese di Nonso si studiavano le materie più interessanti del mondo: Tortologia e creme, Microcosmatica, Fiabe, Storia della Giocoleria, Incanto e Trucchi, Principi di Addomesticamento (nella cura e nella crescita di draghi, fenici e altri animali). Mela era bravissima in tutto, tutte le materie eerano per lei preferite e favolose, perchè, semplicemente, le piaceva andare a scuola. Questa sua predisposizione le creava non pochi grattacapi: Milla, la sua vicina di casa, era invidiosa del suo talento e per vendicare la sua rabbia, la prendeva in giro per il suo "ridicolo e consunto straccetto", riferendosi al suo costume da ape. Milla era molto popolare a scuola, quindi la sua cerchia sosteneva il rancore e le cattiverie della beniamina contro la piccola Mela che, nonostante non nutrisse alcun desiderio di legare con la smorfiosissima Milla, era pur sempre costretta alla solitudine. A dire la verità non sembrava molto turbata dalla sua condizione, anzi, il suo essere solitario e introverso ben si adattava al silenzio e ai luoghi appartati e lontani dalle folle. Poteva pensare, immaginare e questo non aveva confronti. Qualche volta, durante l'intervallo Mela si arrampicava in cima all'albero di Marmellata e sognava ad occhi aperti, immaginando un mondo in cui la gente volava su strane scatole di metallo, andava a comprare il cibo in luoghi assordanti e affollati e parlava dentro a marchingegni pieni di tasti. In quel mondo non esistevano i prati, le lettere e le penne e non serviva nemmeno avere degli amici... bastava avere un marchingegno in grado di creare un Microcosmo personale. Ogni persona viveva all'interno del suo Microcosmo, senza preoccuparsi dei suoi vicini. Mmm. Mela, come tutti gli altri bambini della sua età, soffriva per la mancanza di amici e per questo si rintanava nei suoi pensieri, immaginando un mondo vuoto, pieno di macchine in cui ogni individuo progettava e immaginava il suo mondo.
Un giorno Nonsoquando, arrivò nel paese di Nonso Bio. Bio aveva i capelli ricci e rossi, un faccione rotondo pieno di lentiggini. Portava una camicia verde mela, con pantaloni a quadri. La preside lo accompagnò nella classe di Mela e lo fece accomodare proprio accanto a lei, dove nessun'altro si sarebbe mai seduto.
- Ciao, io sono Bio! - Il bambino allungò vero Mela una mano paffutella e sudaticcia - Vuoi dei cracker bio-integrali? - continuò con un sorriso dal quale mancava qualche dentino.
- Ciao... io sono Mela, no grazie, sono intollerante al glutine, non posso mangiare crackers... - replicò timidamente Mela.
- EH!! (questa esclamazione veniva ripetuta spesso e senza nessun significato da Bio! Dopo un po', Mela ci fece l'abitudine e non se ne accorse nemmeno più) Anch'io sono intollerante! Ma questi sono di farina di kamut! E' una gran fortuna essere seduti vicini! EH!!
Mela sorrise al bambino, forse per la prima volta nella sua vita. Sgranocchiarono qualche crackers e seguirono attentamente la lezione, anche Bio sembrava molto bravo e studioso, tanto che si accordarono per vedersi nel pomeriggio alla Città dei Libri, dove avrebbero fatto insieme i compiti.
Mela era agitata per il suo incontro, era la prima volta che vedeva qualcuno dopo la scuola e non sapeva davvero come comportarsi. Bio però era un bambino molto allegro ed espansivo e senza che nemmeno lei se ne accorgesse, mise Mela a suo agio, facendola chiacchierare, ridere e divertire. I due bimbetti diventarono ottimi amici e ogni giorno si incontravano dopo la scuola per studiare, leggere, catalogare insettoidi o fiorisauri, che ancora non erano stati scoperti e studiati nel mondo di Nonso. Mai una volta Bio si interessò al vestito da ape di Mela, mai una volta le chiese il perché o il per come di tale costume. Così, un giorno, Mela indossò un vestito normale e lo stupore fu tale, che tutti i bambini nel cortile della scuola si fermarono ammutoliti per guardarla passare. Bio semplicemente le disse che stava molto bene, del resto come tutti gli altri giorni. Da quando aveva conosciuto Bio, il suo fantasticare sul mondo pieno di macchine e persone isolate aveva lasciato spazio a esplorazioni, gite in canoa sul fiume Latticino o arrampicate. Mela era felice e non creò mai quel mondo triste, in cui tutti sarebbero stati soli e collegati soltanto da macchine, senza chiacchierate vere, senza gite, senza profumi... Diventò grande e guadagnò la stima di tutti grazie alle sue innumerevoli scoperte e invenzioni, ma ciò che la rese davvero felice fu l'amicizia di tante persone care, che la sostennero nei suoi studi e nei suoi grandi progetti!

4.9.11

On the Lake!

INVITO A...
La scuola sta per ricominciare e l'autunno è ormai alle porte. Quale occasione migliore per impegnare uno dei prossimi weekend settembrini per crogiolarsi all'ultimo tepore estivo? Il lago di Garda bagna le Province di Brescia, Verona e Trento, se siete di queste zone, siete tutti invitati!
... Chi non vuole rinunciare all'estate!
... Chi indossa maschera e boccaglio nella vasca da bagno!
... Chi ha enerGia da vendere!

INFORMAZIONI GENERALI
Il lago di Garda è un luogo incantevole, in cui molte creature del mondo delle fiabe trascorrono le vacanze: nelle limonaie, sotto le rocce lunari, nelle grotte e nelle antiche ville affacciate sul lago.
Le sue dimensione ampie danno l'impressione al visitatore di trovarsi su un lido marittimo, più che lacustre. Anche le sue acque sono cristalline, offrendo mille splendide occasioni di tuffi e giochi in acqua. I regni che si affacciano sul lago sono tanti e convivono in pace, anche se Saryna, Sbirro e il Principe Azzurro Scuro hanno voluto giocare alla guerra dei pirati! Il clima mite regala giornate soleggiate e temperature sempre accoglienti, seppur un po' appiccicose... :) Motivo per gettarsi in acqua ogni cinque minuti!

PER NON ANNOIARSI
Se avete voglia di divertirvi, ragazzi... NON C'E' POSTO MIGLIORE! Si tratta solo di capire, quali siano le vostre preferenze!

Per chi desidera un mix di allegria, fantasia e avventura, Gardaland fa proprio per voi!

Per chi vuole... scivolare e stare... annacquato! Caneva o tanti altri parchi acquatici!

Siete appassionati di Cinema? Movieland fa per voi... magari non la casa dell'orrore... ehm...
PAUUUURAAAA!

Se questi sono i parchi più famosi e conosciuti, ce ne sono tanti altri che vi stanno aspettando, a prezzi e dimensioni più contenute. Inoltre, giardini botanici, parchi safari e ristoranti a tema renderanno il vostro soggiorno inaspettato e ogni giorno diverso! Qui trovate un riassunto di tutte le offerte più strepitose... ve lo dicevo che è un posto incantato, siete d'accordo??
Se i grandi parchi tematici non fanno per voi, in ogni paese affacciato sul lago troverete alternative per tenervi attivi: scuole surf, pedalò a noleggio, rent-a-bike e tanto altro... cosa aspettate?
Una giornata culturale (ma molto divertente) potrete trascorrerla a Gardone Riviera, visitando il Vittoriale, ovvero la residenza del pazzo poeta, scrittore, attivista e giornalista Gabriele d'Annunzio, trovate maggiori info seguendo il link, che ho lasciato nella sezione "Per mamma e papà". Credetemi, non si tratta della solita casa!

PER LA PAPPA

Come anticipato, nella zona dei parchi e al loro interno si trovano parecchi ristoranti tematici. Un esempio? Medioeval Times, dove assisterete a una giostra medioevale con cavalieri e dame. Fuori casa non mangiate altro che Happy Meal? Fatevi portare a Desenzano dove, proprio all'uscita dell'A4, troverete un McDrive dallo stile contemporaneo ed essenziale. Se avete voglia di un posto dove potervi sfogare in una corsa o giocare a nascodino fra una portata e l'altra, fate vedere a mamma e papà questo sito, ci sono molti agriturismi, dove assaggiare le prelibatezze della zona! Gnam!







PER LA NANNA

Il lago offre molte soluzioni, per tutti i gusti e per tutte le tasche, anche se, in linea di massima, il Garda è piuttosto caro.
Come sempre, niente è più comodo per una famiglia di un appartamento in affitto, in modo da poter gestire tempi e capricci culinari dei piccoli mostri di casa. Anche se... un vero hotel da favola potrebbe avverare molti desideri! Date un occhio qui!
Diventare una principessa, un corsaro o dormire in una camera mAGica sarà davvero possibile! Se mamma e papà preferiranno una soluzione più tranquilla, ma comunque vicina ai fantastici parchi del Garda, su questo sito, troverete tutte le informazioni utili per il vostro soggiorno.
Sbirro, che al lago si diverte come un pazzo a riconcerrere i ricci e salire sugli ulivi, in casa non fa altro che dormire... qui lo vedete in uno dei suoi pisolini quotidiani!



PER MAMMA E PAPA'
A casa del poeta.
Se i bimbi hanno bisogno delle terme.
Per non rinunciare al bagno, anche d'inverno!
Info generali.

18.6.11

La lumaca e il Bengala -- rivisitazione de La lepre e la tartaruga

C'era una volta la piccola lumaca Gilda. Gilda era una lumachina molto affascinante, tutta lucida e con uno splendido guscio sulle tonalità del tortara, fino a un caldo nocciola intenso.
Con le amiche trascorreva i suoi pomeriggi sulle foglie di lattuga e fra un morsichino l'altro, chiacchierava spensierata dei suoi sogni e dei pettegolezzi della scuola. Altre volte, quando la mamma glielo permetteva, si allontanava un po' di più, per raggiungere il Parco dei Ciuffi di Carote, dove andavano i lumaconi più grandi: c'erano tante boutique di trucchi per lumache, come la terra bagnata dell'orto, la crema di sabbia fine esfolliante e varie lozioni a base di rugiada, per un manto sempre splendente. Gilda adorava quel posto! Tuttavia, anche se Gilda amava passare il suo tempo libero con le amiche, sotto gli sguardi languidi dei lumaconi, lei era molto diversa da tutte le sue compagne...
A scuola era molto brava, si può dire che fosse una vera e propria secchiona. Sempre attenta, sempre preparata e sempre puntuale nelle consegne (e nell'entrata a scuola, che per una lumaca non è poco!). C'era però una materia che Gilda adorava davvero, contrariamente a tutte le sue compagne di scuola: Educazione Fisica. Niente l'appassionava più dello sport, del misurarsi e superare sempre i suoi piccoli limiti di lumachina. Sudare per ottenere un buon risultato in una disciplina sportiva era per Gilda una grandissima gioia, forse anche perché era l'unica materia in cui doveva davvero impegnarsi per eccellere rispetto agli altri. Da questa passione nasceva anche il suo sogno, la sua speranza e il suo progetto: correre la maratona di New Ort, l'indiscussa prova di forza e resistenza di ogni vero sportivo.
Nonostante fosse molto brava, Gilda non si vantava mai delle sue capacità sportive e questo la premiava ancora di più. Completava le sue prove, sorrideva alle premiazioni e portava i suoi trofei a casa dove la mamma, per premiarla, le preparava uno sformato di lattuga, il suo piatto preferito. Ovviamente, per ottenere quelle vittorie, la lumachina lavorava sodo... dopo aver finito i suoi compiti, che ci fosse il sole, la pioggia o la neve, Gilda usciva per fare un po' di allenamento, misurando la sua prestazione con il suo iPod.
Poi, un bel giorno di sole, arrivò il tempo di correre la sua sfida: la grande maratona di New Ort. Già di buon mattino, Gilda si presentò al banco della registrazione, dove le fu consegnata la sua pettorina con il numero 55, il cestino con la merenda dello sportivo e il gadget a ricordo della giornata. Più tardi arrivarono anche gli altri concorrenti, ansiosi di misurarsi nella fatidica prova. Mentre Gilda si preparava alla gara con qualche esercizio, uno dei concorrenti si fece largo fra la folla, con la sua tutina super firmata e scarpe da corsa dell'ultimo modello. Si trattava di un bellissimo gatto Bengala, che tutto impettito, dava prova della sua preparazione sfoggiando muscoli definiti da un apposito olio. Il gatto era molto sicuro di se e qualcuno sussurrò che quello avrebbe potuto essere uno dei vincitori. Gilda non ci fece nemmeno caso.
Al momento del via, tutti si ammassarono alla partenza, con i cuori palpitanti per l'emozione. Il giudice incaricato fischiò fortissimo inaugurando la maratona e tutto il gruppo cominciò a muoversi. Dopo i primi chilometri, la corsa ebbe la meglio su molti concorrenti, che esausti si ammassavano sul ciglio del percorso. Al primo punto di ristoro, giunse appena la metà degli iscritti e fu solo in quel momento che gli occhi di Gilda incontrarono quelli del Bengala, che per poco non la calpestò, cercando di accaparrarsi un bicchiere di fresca e rigenerante menta piperita e acqua del ruscello. Gilda non bevve nemmeno una sorsata, ma continuò la sua gara, mostrando la sua altissima capacità di resistenza e costanza. Il gatto sembrava meno fresco e cominciò ad accusare i primi segni di stanchezza: l'olio spalmato sul suo mantello lo faceva sudare più del dovuto e l'abbondante bevuta cominciò a dargli qualche problema alle zampe...
Ormai in prossimità del traguardo, i concorrenti erano soltanto una manciata. Rimaneva il bengala, la piccola Gilda, una coppia di scoiattoli e un cerbiatto. Il gatto Bengala vendendo che anche i due scoiattoli abbandonarono il tracciato, trovandosi in vantaggio da solo, decise di ricorrere al suo segreto. Rimasto in gara con la sola lumaca, si sentì ormai vincitore. Nonostante la sua avversaria era notoriamente l'animale più lento del bosco, Gilda si difendeva bene, stando alle calcagna del suo presuntuoso amico. In evidente difficoltà, il gatto decise di ricorrere al suo segreto e da sotto la pettorina, estrasse una piccola bustina, con una dose potente di vitamine gialle, un concentrato di energia. Non appena ne ingoiò il contenuto, il gatto scattò in avanti, lasciandosi alle spalle la piccola lumca. Il vantaggio era così evidente, che per beffarsi della piccola concorrente, il gatto Bengala si fermò, mimando agli spettatori la lentezza dell'avversaria. Ma mentre si burlava della lumaca, guadagnando il sorriso e gli applausi del pubblico, non si rese conto che Gilda era ormai sulla linea rossa del traguardo. Disperatamente, il gatto si rimise in marcia, ma ormai in ritardo per superare per primo l'arrivo, anche perchè sopraffatto dai dolori dell'acido lattico che si era formato nei suoi muscoli. La sua fatica fu tale, che il piccolo cerbiato, riuscì ad avere il tempo di riconquistare il distacco e arrivare prima del gatto.
Gilda, in un timido sorriso, dalla vetta del primo posto, ricordò alla stampa:
- Chi va piano, va sano e va lontano!

_____________________________
La parola di oggi:
Fatidica - in grado di rivelare ciò che il destino ha già previsto.


30.4.11

Il Villaggio dei Pescatori Innamorati



Il Villaggio dei Pescatori Innamorati -
Le altissime e colorate case storte
  C'era una volta un piccolo gatto color champagne, abbandondato dai suoi padroni e accudito da una famiglia di topini pescatori. Una volta divenuto più grande della sua tana, il gatto color champagne dovette lasciare la sua famiglia adottiva, così si mise in viaggio, per rincorrere il suo sogno di sempre: diventare il capitano di una grande nave. Il suo sogno, dopo molto girovagare, lo condusse fino alle spiagge di sassi di un paesino minuscolo, dove la montagna si tuffava a capofitto nel blu delle onde salate. Dopo aver percorso una lunga strada di curve anguste e continue, il gatto vide un piccolo cartello arruginito e lesse: "Villaggio dei Pescatori Innamorati". Il sogno si fece sentire forte dentro al gattino, che si convinse di essere sulla buona strada per realizzare, finalmente,  il suo desiderio, forse ancora racchiuso in un'ampolla o in un barattolo di quel piccolo paese.
Il villaggio dei Pescatori Innamorati sorge su uno scoglio, che chiude in un abbraccio il golfo della Poesia. Il villaggio è talmente lontano da tutto, che il gatto color champagne fu il primo a capitarci per caso, nessun'altro trovava la volontà di continuare quella strada così stretta e piena di tornanti.
Il gatto raggiunse finalmente il mare. Quel giorno di quell'aprile così normale, il gatto color champagne incontrò per la prima volta il mare: un profumo nell'aria, intenso e fresco, un turbinio spumeggiante di onde giocherellone e un paesaggio colorato di sole e pieno di energia frizzante. Il gatto guardò nel suo cuore e capì di essere giunto nel posto giusto, ora, avrebbe soltanto dovuto trovare la sua ampolla o il suo barattolo dei sogni. Perlustrò il paesino, ansioso di trovare ciò che cercava, perchè non avrebbe dovuto essere tanto difficile... il Villaggio dei Pescatori Innamorati era piccolissimo! Un giorno, mentre il gatto faceva questi pensieri passeggiando sul bagnasciuga, qualcosa o qualcuno piombò sulla sua testa, rovinando infine sulla spiaggia di micro-sassi colorati.
- Ciao! - disse il gatto
- SSSScussaaaaaaaaaaaaaaa! Io, io... non sssso davvero come sssssscussssarmi. - disse un gabbiano candido e grassotto.  Riprese: - Mi sssono persssso!
- Non preoccuparti, dove stavi andando?
- Io viaggio sssssecondo il vento, è lui che decide!
Il gatto lo guardò poco convinto... se era il vento a decidere... allora si era forse perduto anche il vento?! In effetti, prestando attenzione a quel pomeriggio di aprile, il vento non si sentiva e in un villaggio di mare, il che era molto strano. Parecchio strano. Questo bizzarro e inaspettato incontro sconvolse i progetti del gatto, che decise di aiutare il suo nuovo amico a ritrovare la sua rotta, ma prima di tutto la sua guida: il vento.
Gatto e gabbiano perlustrarono il porto, le barche dei pescatori, i retrobottega e persino la rimessa delle barche, dove queste se ne andavano a dormire durante la stagione fredda. Niente. Il gatto non sapeva proprio come aiutare il suo amico pennuto. I due nuovi compagni di avventure se andarono a zonzo per il Villaggio dei Pescatori Innamorati, salendo e scendendo per le minuscole scalette in pietra, scovando qualche sacco di prelibatezze per una buona merenda, curiosando nelle finestre delle vecchie case e nascondendosi dai monelli del paesino. Decisero di andare a riposare e l'indomani, svegliarsi presto, per essere agili e scattanti nella loro ricerca del vento. La notte scese dapprima sul Villaggio dei Pescatori Innamorati e quindi sulle profonde acque cobalto del mare, calmo e tranquillo. Il rumore dei ristoranti lasciò posto al silenzio buio della notte e tutti chiusero le finestre delle loro altissime e colorate case storte, per abbandonarsi a un sonno rigenerante. Quella notte, dalla barca verde del buon Duilio il pescatore, il gatto color champagne sognò di volare con il suo amico gabbiano. Dall'alto vide i tetti sgangherati delle altissime e colorate case storte e sbirciò nei comignoli per vedere se ci fosse qualcosa di gustoso da pappare. Volò sulla montagna, sul paese, sul porto e sul mare. Il mare. Al largo della costa, il profumo era ancora più intenso e il gatto lo respirò a pieni polmoni. Ad un tratto, il gabbiano prese a picchiettare il suo becco sulla testa del gatto, che gli chiese di smettere, ma quello continuò indisturbato. Poi, il gatto color champagne aprì gli occhi. L'amico pennuto lo fissava con i suoi occhietti neri, posti ai bordi del suo lungo becco color aranciata. Allora, capì che il suo volo era stato tutto un sogno, un sogno bellissimo, un... un momento. Ecco la soluzione!
Il gatto cominciò a correre, seguito dal gabbiano in volo, che faticava a stargli appresso. Corse fra i banchetti del mercato rionale, corse fra le gambe dei pescatori e superò il porto (abbandonando l'idea della sua colazione preferita: una bella sogliola fresca), corse sulle lastre grigie e quindi su per la scala grande, corse fino alla chiesina in cima allo scoglio e si fermò davanti al pesante portone che conduceva alla piccola torre campanaria, il punto più alto di tutto il Villaggio dei Pescatori Innamorati. Ecco dove si era cacciato. Il gatto color champagne ne era convinto. I suoi miagolii attirarono l'attenzione della signora gialla, la donna che vendeva le sue creazioni avvolta in un impermeabile giallo, sia che ci fosse il sole, sia che piovesse. Tutti la prendevano in giro per questo, ma il gatto trovava quella signora dolce e gentile e gli era già capitato di salire fino alla chiesina per osservarla lavorare con le conchiglie e gli altri regali portati dal mare. La signora gialla aprì il portone per il gatto, che corse su, su per il campanile e giunto sino alle campane, scovò uno sfilaccio di venticello del mattino, arrotolato sulla corda delle campane. Il gatto lo afferrò in bocca e lo condusse dal suo amico gabbiano, rimasto incantato dai lavoretti della signora gialla. Consegnato il vento all'amico, il gabbiano salutò entrambi e si alzò in un volo sublime, nel cielo fresco del mattino al mare. Il gatto, incantato dai vortici disegnati dal suo amico pennuto nell'aria, tornò con i piedi per terra e si rese conto di essere tornato solo e non aver fatto altro negli ultimi giorni, che rincorrere il sogno del gabbiano, senza più badare al proprio, che forse offeso poteva essere scappato chissà dove. Un po' amareggiato, si stava rimettendo in cammino verso il porto, quando la signora gialla lo raccolse e cominciò ad accarezzarlo, cullandolo dolcemente. Il gatto si consolò con quelle coccole inaspettate e così amorevoli e facendo le fusa, si addormentò in grembo alla signora gialla, o meglio, nel suo impermeabile giallo che puzzava di gomma. Al suo risveglio, il gatto si sentì spesato e aperti gli occhi non potè credere a ciò che vide: una spaziosa e organizzata cabina, piena di scaffali in cui erano riposte con cura mille e più mappe di navigazione, stampe di paesi lontani e altri strumenti per la navigazione. Ancora disorientato, si accorse di essersi addormentato in un lettone soffice e comodo, anche se qualcosa era rimasto sotto alla sua pancia per tutto il suo sonno. Cercando fra le lenzuola, trovò una piccola ampolla aperta, ricoperta da bellissime conchiglie e sassi azzurri. Tutto fu più chiaro: la signora gialla era la sua fata buona, che con pazienza aveva custodito il suo prezioso sogno. Il gatto comprese che avendo aiutato un amico a rincorrere il suo sogno, si era guadagnato la possibilità di ricevere il proprio in dono, dopo tanti e tanti anni di attesa. Mentre il suo cuore si riempiva di gioia, il mozzo bussò alla porta della sua cabina:
- Capitano! Le sue sogliole con latte. Buon appettito Capitano!

In ricordo di Gaudì, il mio bellissimo gatto color champagne.