Scrivere è sempre nascondere qualcosa, in modo che poi venga scoperto.

- Italo Calvino -

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16.8.17

Tra mare e montagna: Portovenere


Ci sono luoghi che meritano un ritorno e Portovenere è uno di questi. 


Il sagrato del Santuario della Madonna Bianca

Sarà la pittoresca borgata affacciata sul mare - divenuta patrimonio dell’UNESCO dal 1927 - sarà il respiro gotico della chiesa di San Pietro, costruita sulle antiche rovine del tempio dedicato a Venere o le frequentazioni letterarie di poeti come Lord Byron, D’Annunzio o Montale o forse l’insieme di tutti questi aspetti a crearne il fascino magnetico? Resta il fatto che qui, ci sia un’atmosfera speciale, da condividere soltanto con persone altrettanto preziose. 

Bene, ma dove dormire nella settimana prima di Ferragosto?! Trovare un posto era già un’impresa e trovarne uno ad un prezzo ragionevole sembrava impossibile. La soluzione? Scgegliere una sistemazione poco comune per un luogo di mare, come quella di un rifugio di Montagna! Ci ritroviamo così al Rifugio Muzzerone, costruito sul fianco orientale del Monte omonimo, sopra Portovenere. Il rifugio è raggiungibile in auto dal paese Le Grazie, seguendo le indicazioni per la palestra di roccia, fino allo spiazzo dove lasciare l’auto. Da qui, 10 minuti su facile sentiero vi condurranno al rifugio. Un affaccio impareggiabile sul Golfo dei Poeti e sull’isola Palmaria e una posizione strategica per incamminarsi lungo i sentieri liguri (Altavia delle 5 terre AV5T, Sentiero Ligure e Alta Via dei Monti Liguri) a 25€ a notte e 45€ in mezza pensione. 

Alba dal Rifugio Muzzerone

Il rifugio è spartano. Camerate da 6 posti letto, spoglie e rustiche e un ambiente esterno forse da sistemare: qualche stuoia a coprire i locali di servizio e un po’ di ordine renderebbero il tutto sicuramentè più accogliente. Qui sembra però che si guardi al sodo, piuttosto che all’apparenza. Un’accoglienza spiccia, capace però di offrire una cucina autenticamente tipica e squisita, apprezzata anche dai local, così come di fornire precise indicazioni per rocciatori, trekker e trail runner.

Così, due brevi giornate divengono l’occasione per due percorsi mozzafiato tutti da correre: il trailtour dell’isola Palmaria e delle 5 Terre.


Trail tour Isola Palmaria

Distanza: 7km
Dislivello: 303 m D+
Fondo: strada bianca, sentiero facile

A meno che non vogliate farvi un tuffo, per attraversare il sottile tratto di mare delle Bocche, che divide Portovenere dall’isola Palmaria, con 5€ i Barcaioli di Portovenere vi offriranno un servizio di treghettaggio andata e ritorno. Sbarcati a Torrizzo, partiamo per il nostro trailtour che, secondo le indicazioni, richiede circa due ore per completare il giro dell’isola. Il dislivello non è severo, ma il caldo si fa sentire per noi che siamo abituati al fresco delle nostre Prealpi. Consigliatissimo un cappello e una piccola scorta idrica per rinfrescarsi e idratarsi, nonostante a metà del giro sia possibile una pausa presso lo stabilimento balneare di Pozzale. Qui, presso la cava abbandonata di marmo nero dorato, un’impareggiabile vista sull’isola di Tino. È il momento di una foto. 

L'isola del Tino dalle cave di Palmaria

Dopo questo tratto, si riparte in salita verso la vetta dell’isola, affrontando il dislivello più impegnativo e soleggiato. Faccia a faccia con il mare aperto che qui s’infrange sulle alte e compatte scogliere dell’isola, fino al vecchio appostamento militare da dove poi, attraverso ripido e scosceso sentiero, si fa velocemente ritorno alle spiagge affollate e alle chiacchiere di Torrizzo.


Trail tour 5 Terre

Distanza: 28km
Dislivello: 1.656 m D+
Fondo: sentiero

Se i vari siti di promozione turistica consigliano di percorrere questo itinerario da Monterosso verso Portovenere, in modo da godere di un dislivello più dolce, io vi consiglio il contrario. Perché? a) È più allenante; b) se deciderete di fare anche ritorno di corsa, la seconda parte sarà meno impegnativa.
Lasciato il nostro rifugio, torniamo verso il parcheggio, da cui scendiamo brevemente su strada asfaltata per giungere alla forcella che ci riporta su sentiero in direzione di Campiglia (CAI 2h30’). Se come noi, passerete di mattina, imperdibili caffè e spremuta presso l’alimentari sulla Piazza della Chiesa, se passerete di pomeriggio, magari rientrando, consigliamo un aperitivo presso il Piccolo Blu.
Lasciato il minuscolo abitato, seguendo le indicazioni per il Colle del Telegrafo, si giunge in fretta a Riomaggiore, il primo villaggio delle 5 Terre. Da qui, un tempo era possibile proseguire verso le altre cittadine lungo la Via dell’Amore, percorso pedonale, completamente affacciato sul mare. Purtroppo, a seguito delle frane e delle alluvioni del 2012, il sentiero continua ad essere chiuso. E qui siamo in molti a dispiacercene, soprattutto davanti all’imbocco del camminamento, sbarrato da un cancello, che lascia inebetiti molti turisti. Presso l’ufficio turistico, potrete vagliare tutte le alternative, scegliendo quella più adatta alle vostre gambe. Attenzione ad altre eventuali chiusure per manutenzione. Il sentiero CAI506 sembra essere uno dei più caratteristici, incrociando sia il sentiero dei Santuari che quello delle Vigne e battendo il percorso dello Sciacchetrail, gara a cui sicuramente faremo un pensiero, visti gli scenari maestosi. Via via, seguendo quello che diviene il sentiero Azzurro, facciamo tappa in ciascuna delle 5 Terre, consumando un’ottima focaccia a Manorala, innamorandoci di Corniglia, sorridendo agli ombrelloni giganti di Venazza e sognando un mega gelato a Monterosso. Una nota stonata, che fa storcere il naso a molti trekker, è il costo di 7,50€ richiesto per attraversare il tratto compreso tra Corniglia- Vernazza e Monterosso, a copertura degli interventi di manutenzione che la stagione piovosa rende necessari. Acquistando la card delle 5 Terre (16€ prezzo in alta stagione per il 2017), questo costo viene indubbiamente ammortizzato grazie alle varie agevolazioni garantite, ma per noi che ci fermeremo soltanto pochi giorni non ha molto significato. 

Vernazza

Il fondo è polveroso, a tratti sassoso e scosceso, ma mai particolarmente tecnico, se non in condizioni di pioggia. Nel complesso, si tratta di un percorso collinare, caratterizzato da alcune salite su scalinate sassose che richiedono un po’ di fatica, ma che ricompensano sempre con scorci pazzeschi sul mare. Lungo il sentiero troverete fontane nei paesini, è quindi consigliata una scorta idrica da avere con sé. 

Manarola: Qualcuno pensa ai trekker <3

Sul sentiero c’è molta gente ed è necessario avere pazienza e lasciare spazio anche gli altri: non si è in gara e qualche sosta vi farà godere maggiormente dei paesaggi sospesi tra terra e mare della Liguria.
Se escludete il rientro di corsa, con 4€ potrete tornare a La Spezia Centrale, dove prendere l’autubus per il rientro a Portovenere fuori dalla stazione e acquistando il biglietto a 2,50€ presso l’edicola o la tabaccheria. Se le condizioni del mare lo permettono, suggestivo il rientro in battello per godere di una vista esclusiva su tutto il percorso appena compiuto. Il costo si aggira attorno ai 30€.


Un mare che conserva la bellezza sublime della Montagna e una Montagna che si profuma delle fragranze del mare. Questa è la Liguria.



Fiaba consigliata durante la vacanza: Il Villaggio dei Pescatori.
Tutte le foto sono scattate con uno dei nostri iPhone 5S dall'Alessandro Pelicioli o da me: Capraorobica.


Tschuessssssss

13.8.17

Ricette di montagna: Risotto al Parüch e ricotta di malga

Il nonno Pipù era un personaggio. Calcio, campionato e pettegolezzi non gli interessavano. Ciclismo, vino e affari erano invece la sua grande passione. Nel suo vagare fra le osterie della Valle Brembana, i pascoli erbosi ricchi di erbe spontanee erano poi un forte richiamo per lui: Parüch e Cornagì. La primavera per gli asparagi selvatici - in dialetto Bergamasco Cornagì- e l'estate per gli spianaci selvatici o Erba del Buon Enrico - il Parüch. Il trekking da Ceresola verso il Rifugio Grassi e poi il Pizzo dei tre Signori è stata l'occasione per riscoprirlo e raccoglierlo. 

Ingredienti
- trovate un bel prato grasso e, una volta sul posto tra luglio e settembre, aguzzate la vista per riconoscere il Parüch - Erba del Buon Enrico - che riconoscerete per la polverina che lascerà sulle vostre dita.
- scalogno
- olio evo
- marsala
- brodo vegetale
- riso buono! La vostra varietà preferita, per me Riso Acquerello. Una manciata per ogni partecipante.
- ricotta di malga, se non avete idea di quale malga, il Sentiero delle Casere in partenza da Mezzoldo ve ne farà incontrare una bella manciata. Per tutte le info, Altobrembo Valle Brembana.
- burro (già che siete lì per la ricotta, comprate anche il burro)
- parmigiano

Procedimento
Dopo aver scaldato l'olio in un tegame dai bordi alti, facciamo i colpi di sole allo scalogno. Buttiamo quindi le nostre preziose foglie 🍃 di Parüch -lavato con bicarbonato - per farlo appassire e prima di tostare il riso per 5' (controllate che sia bello lucido!).
A questo punto una bella sfumata con un bicchierino di Marsala: inebriatevi di questo profumo delizioso!!! Dopo questo felice sfrigolio, cominciate la cottura del risotto, aggiungendo il vostro brodo (senza 🎲!) e facendo riferimento ai tempi indicati sulla confezione del vostro riso. Ok, mia nonna avrebbe detto di regolarvi ad occhio che non sbagliate.
Una volta terminata la cottura, spegnete e, lontano dal fuoco, mantecate con burro e uno spruzzo di parmigiano. Condite con la vostra ricotta di malga e servite con qualche fogliolina fresca di Parüch a guarnire!

4.11.16

Ueli - L'uomo che correva contro il vento

C'era una volta il Sig. Ueli, l'uomo più veloce del mondo nello scalare le grandi pareti delle vecchie e stanche montagne. Viveva in una piccola casa, con una grande finestra da cui scrutare i crinali e le vette con i suoi occhi color del ghiaccio, pieni di curiosità e voglia di avventura. Da qui, sceglieva le pareti da scalare e, sempre con lo stesso entusiasmo, si lanciava nella sua corsa verso l'alto, tastando le rocce, per trovare gli appigli più sicuri.
Dal sito ufficiale http://www.uelisteck.ch/
Correva, sicuro e preciso in ogni movimento, sfidando il vento che soffiava forte contro la parete, cercando di raggiungere la cima più in fretta delle sue raffiche. Una volta lassù, Ueli e il vento se la ridevano insieme, come vecchi amici. Il vento raccontava vecchie storie di montagna e Ueli lo ascoltava soddisfatto.

Un giorno, durante una delle sue corse contro il vento, quello si fermò in un diedro e lo interrogò:
- Piccolo uomo, chi ti ha portato sulle rocce? E' tanto che ti vedo scalar montagne e correre sulle vette - sussurrò il vento in un fischio.
Ueli si guardò attorno e vide il vento arrotolarsi su se stesso, fra le due pareti di roccia.
- E' da quando sono bambino che vengo quassù, avevo 12 anni. Un amico di mio padre mi fece conoscere la montagna e da bambini non si pensa molto al perché delle cose: si fa semplicemente ciò che piace. E arrampicare mi piaceva. 
- Perché vieni quassù da solo? Stai scappando dalla tua realtà? - chiese il vento.
- Che cos'è la realtà? E' ciò che qualcuno sceglie e io scelgo di venire qui. Non sono solo, sono qui con te, infatti stiamo chiacchierando. Mi piace stare in mezzo alla gente, ma quando vengo qui, non mi sento mai solo, anche se non mi accompagna nessuno. La montagna diviene il mio compagno per scalare e non ci devo mai discutere, sai? - disse Ueli con un sorriso. 
- Cerchi avventura? Gloria? - incalzò il vento, sempre diffidente verso gli uomini. 
Ueli sorrise e i suoi occhi di ghiaccio brillarono. - L'avventura è semplicemente ciò che non possiamo prevedere. Non si può cercare. 

Ueli e il vento restarono ancora un po' a chiacchierare, poi, il vento si stancò delle parole e se ne andò. Ueli guardò in alto, sorrise. Poi riprese a correre, veloce, verso valle, verso casa. 
L'orco della grande montagna appuntita sorrise e nel silenzio, risuonò piano per Ueli.


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Per scoprire l'Eiger, la montagna-orco, potete organizzare la vostra gita qui, senza fare corse contro il vento, ma arrivando direttamente in parete, nella comoda carrozza di un treno!

12.10.16

IMS16: Nives e Romano, insieme si scala ogni montagna



C’era una volta una grande montagna candida e tranquilla.
Se ne stava appollaiata tra il Nepal e l’India e trascorreva la maggior parte del suo tempo, sorseggiando te di Darjeeling. Da lontano, in una piccola casa vicino alle Alpi Giulie, qualcuno sogna di conquistarne la vetta…

Inizia così la storia di Nives e Romano, una coppia di alpinisti che non ha perso la loro curiosità infantile diventando grandi.
Le loro avventure sulle montagne più alte del mondo hanno reso Nives una delle poche donne alla conquista delle 14 vette che superano gli 8000 m sul livello del mare. Le loro ascese sono in stile alpino, cioè senza l’uso di ossigeno – a simili altitudini l’aria è povera di questo componente essenziale al corpo umano, quindi si fa molta più fatica a fare qualsiasi cosa – e senza servirsi di portatori, vale a dire persone del posto, pagate per il trasporto dei materiali e dei bagagli.

Si tratta di Nives e Romano, una coppia di alpinisti che, giorno dopo giorno, sognano la vetta della montagna, risparmiando il denaro necessario per il lungo viaggio, i permessi per la salita e tutto il costoso materiale per affrontare una montagna così grande. Il Kangchenjunga resta impassibile, incurante dei piccoli progetti degli umani. Finalmente, Nives e Romano possono fissare la data per la salita e partire per il loro viaggio di scoperta e conquista.

Romano, guida alpina, ma soprattutto traino della cordata – il gruppo di alpinisti che affronta insieme un’ascesa – durante la salita è costretto a fermarsi: non si sente bene. Nives, ormai vicina a completare tutte le salite delle montagne più alte come prima donna, decide di rinunciare alla vetta e restare con lui. Nives non rinuncia a una semplice cima, ma a un record e a tutti i benefici che questo potrebbe significare.

La storia di Nives e Romano insegna il valore della pazienza, così come dell’amicizia. Più della fama, della gloria, per Nives conta il bene che vuole a Romano. Per lei è più importante salire insieme, piuttosto che salire e basta. Saper aspettare non è facile, ma lei sa che iI Kangchenjunga resta lì e li attenderà al prossimo tentativo. Tuttavia, essere così vicini  alla vetta e rinunciare costa tanta fatica e questa prova, più di tutte le altre scalate, dimostra la forza interiore di questa donna. 
Nives sa aspettare e rispettare il suo compagno di avventura e questo li ripagherà: torneranno dalla montagna il 17 maggio 2014 e raggiungeranno la vetta insieme, come hanno sempre fatto. 



IMS.Youth.camp ha raccontato questa storia a 1.500 studenti delle scuola primaria e secondaria della zona di Euregio, nel contesto dell’edizione 2016 dell’International Mountain Summit. Il tema di questa edizione affronta il rapporto tra uomo e montagna, intesa anche come montagna interiore. Malattia e rinuncia divengono quindi centrali e motivo di riflessione per i ragazzi coinvolti in questa esperienza e chiamati a confrontarsi sui propri obiettivi e sul superamento dei loro limiti interiori. 

La storia di Nives e Romano è raccontata nell'appassionante libro di Nives Meroi Non ti farò aspettare. 






7.10.16

Compito: disegna una montagna

Un giorno la maestra ci chiese di disegnare una bella MONTAGNA con un paesaggio alpino. 

Contento, presi carta e matita, ispirato dalla gita con mamma e papà della domenica prima. Sul sentiero avevo visto tantissimi alberi di forme diverse e sul sentiero era bellissimo affondare i piedi nei mucchi di FOGLIE colorate e scricchiolanti. Per una volta, sapevo benissimo cosa disegnare. 

Dopo aver tracciato i profili della mia montagna e qualche ciuffo d'erba annoiato e ingiallito, aggiunsi una bella casetta di pietra grigia e sopra scrissi il nome del rifugio. 

Sulla cima più alta delle 7 vette principali della mia montagna, disegnai un cartello con scritto "1875", l'altezza esatta dove era posta la croce che avevo conquistato con un po' di capricci, ma vi assicuro, anche tanta FATICA. 

Cominciai a colorare il mio disegno di arancione, GIALLO, rossiccio e anche marroncino chiaro e nocciola. 

Soddisfatto, consegnai il mio disegno alla maestra che mi guardò storto, dietro un paio di occhiali talmente spessi da deFoRMaRe i suoi piccoli occhi marroni. Mi disse di non scherzare e di rifare il disegno. E di usare il verde, perché la natura è di quel colore. 
Il Resegon - grande sega - una grande montagna che
divide le valli lecchesi e bergamasche alle sue pendici.

Io NON SCHERZAVO affatto. Durante l'intervallo restai al mio banco e la maestra ERSILIA, che aveva un grembiule bianco con disegnato sopra un asino che portava in groppa un cane con sopra un gatto con un gallo sul dorso, mi chiese cosa non andasse. Le mostrai il disegno e lei esclamò: "GENIALE!" 

Appese il disegno all'ingresso, accanto alla targa della scuola. Qualche giorno dopo, lo mandò persino a un concorso di disegno del CAI. Vinsi il secondo premio e fu uno dei giorni più belli di tutta la scuola! 

Morale: mai fidarsi del giudizio di chi ha gli occhi troppo piccoli. Corrispondono ai loro occhi del CUORE. 
Premio di Orsetti gommosi per la conquista del Resegone